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Concorso Viola, Mirko Mariani

Le nostre domande ai partecipanti della sezione Inediti

Lo scorso 10 Marzo si è tenuta la premiazione della III* edizione del Concorso Viola, di cui abbiamo parlato, intervistando anche una delle operatrici del Centro Lares. 

Mirko Mariani è uno dei partecipanti di quest'edizione del Concorso, con il brano La mia Libertà, di cui parla in quest'intervista.

Intervista di Daniele Mei e Daniela Schirru

Com’è nata l’idea di partecipare al concorso Viola?

Tutto è nato circa tre anni fa: avevo appena finito di leggere il libro Siria, mon Amour, storia vera, autobiografica, della stessa scrittrice Amani El Nasif, ragazza siriana al tempo sedicenne, vittima di soprusi e violenze psicologiche di genitori e zii, condotta con l’inganno in Siria per sposare un uomo a lei sconosciuto.

Volevo che il brano avesse una risonanza mediatica importante o almeno dovevo provarci, e, dopo alcune ricerche sulla rete, mi capitò sott’occhio un’associazione che promuoveva una manifestazione sulla violenza contro le donne. Il suo nome? Concorso VioLa.

Vi partecipai con il brano Amani, appunto. Vinsi il primo premio che consisteva nella produzione di un videoclip. Pensai “yeah, scopo raggiunto.”

Attraverso il brano, anch’io, nel mio piccolo, diedi voce alla storia della El Nasif, la quale compare in un videomessaggio tra i titoli di coda del filmato. Decisi di invitarla il giorno della pubblicazione ufficiale al Teatro Oriana Fallaci di Ozieri e mi fece l’onore di esserci.

Quella di quest’anno è stata la mia seconda partecipazione al concorso, giunto alla sua terza edizione.

Ho deciso di concorrere per due semplici motivi: in primo luogo perché credo che queste iniziative lodevoli debbano essere supportate da tutti. Sempre! In secondo luogo perché mi sono ritrovato tra le mani un nuovo brano, che aveva qualcosa di importante da dire attinente al tema in questione, dal titolo La mia Libertà.

Stavolta ho avuto meno fortuna: non ho vinto il primo premio, ma sono stato premiato per la “miglior esecuzione”. Non male!

Raccontaci il tuo pezzo: cosa lo ha ispirato, a chi si rivolge, è un’esperienza personale?

Tutto quello che ci possa aiutare a capire il tuo brano.

Questo brano è frutto di un anomalo sabato notte passato in casa a causa della febbre (ahahah).

Guardavo la tv, non ricordo esattamente cosa, ma si parlava di un tema attuale: la violenza e le molestie sulle donne.

Mi rimasero impressi i loro sguardi, gli occhi, le storie narrate e le sensazioni forti provate nel sentirle che rimasi colpito soprattutto dalla loro forza.

Erano testimonianze di diverse donne che avevano vissuto situazioni diverse in posti differenti. Tutte, però, con un unico comune denominatore: la violenza subita.

Il coinvolgimento per queste storie è stato talmente forte che mi venne voglia di scrivere un brano che fosse differente dai soliti.

Non volevo, infatti, limitarmi a descrivere le loro esperienze, bensì, a scriverle in prima persona, quasi fosse una lettera da spedire ad un’amica, ai genitori o, più semplicemente, una pagina di un diario da tenere con sé.

Parlaci un po’ di te e di com’è nato il tuo interesse per la musica.

La mia storia da cantautore inizia più o meno a metà degli anni novanta.

Vi racconto qualche aneddoto: un bel pomeriggio di primavera, in trasferta da degli zii, mi ritrovai tra le mani una chitarra, classica per l’esattezza, ed un plettro super colorato incastrato tra la prima e terza corda. La cosa assurda è che fui colpito dal colore del pennino e non dallo strumento in sé, era fucsia…fighissimo.

Beh, fu amore a prima vista!

Iniziai da subito a strimpellare la chitarra e, dopo aver imparato i primi quattro accordi, composi la mia prima song. Ero al settimo cielo e avrei voluto comunicarlo al mondo intero.

Dopo i primi tempi in cui mi cimentavo tra festival e concorsi canori da solista, con brani scritti da me, mi accorsi che mi mancava qualcosa che mi completasse: era giunto il momento di metter su una band.

Il caso ha voluto che, nel giro di pochi mesi, mi trovai a suonare con degli amici del paese: io ero il frontman. Pensai “wow”!

Il primo nome della band fu R.U.C.S, e successivamente MAGAR. Ho trascorso circa 15 anni, su e giù dai palchi della Sardegna, raggiungendo anche traguardi importanti in diversi festival, partecipando a manifestazioni, pub, ancora concerti in piazza e apertura di eventi con big di fama nazionale.

Con la band ho pubblicato due demo e due albums.

Come tutte le belle storie, anche questa avventura è giunta al capolinea. Arriva il momento di salutare e, nel Settembre del 2015, dopo una serie di tira e molla, ho dato l’addio alla band che fino ad allora era stata la mia seconda casa, i MAGAR.

Contemporaneamente prendeva piede il mio nuovo progetto, nuovamente da solista, stavolta con la collaborazione e produzione artistica di Antonio Papan’tò Leardi ,leader dei Train to Roots, con il quale, nel giro di un anno e mezzo, abbiamo pubblicato la bellezza di quattro singoli accompagnati da altrettanti videoclip: Dansa Isposa, brano estivo dalle sonorità Californiane in lingua Sarda in cui la fa da padrone l’Ukulele; secondo singolo in uscita è stato proprio Amani, sempre in Sardo, mi ha permesso, appunto, di vincere il primo premio del Concorso VioLa.

Si replica con un altro pezzo in Sardo, Nois, attraverso il quale, grazie all’estro del Videomaker Ennio Solinas di Alienie, abbiamo animato i murales di Orgosolo.

L’ultimo singolo è Se ci credi, questa volta in Italiano, brano che ha lanciato il mio primo album omonimo da solista.

Questo nuovo progetto mi ha dato la possibilità di poter calpestare palcoscenici di eventi importanti, condivisi con altrettanti noti artisti di fama nazionale, per citarne alcuni: Luca Carboni, Bianca Atzei, Eugenio Finardi, Danilo Sacco, ex voce dei Nomadi, e tanti altri.

Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?

I progetti futuri potrebbero essere molteplici o addirittura nessuno. Vi chiederete “perché?”

Perché guardandomi intorno mi viene un po’ di sconforto.

Il panorama Nazionale strizza l’occhio solamente a ragazzi “cresciuti” nei talent, quello Sardo, invece, apre le porte soltanto a solisti o band folk, lasciando in un angolo chi predilige i generi come il Pop, il Cantautorato, il Rock, etc.

Io credo, invece, che i due filoni possano coesistere!

Se dovessi seguire l’amore incondizionato che ho per la musica, sicuramente non smetterei mai di farla in tutte le sue forme, in pubblico o tra le mura di casa, perché sostanzialmente questa è la mia grande passione.

Credo che la musica vada fatta per se stessi, tutto il resto verrà da sé!

La musica è la mia valvola di sfogo, il rifugio in cui posso ritrovarmi nei momenti di desolazione.

Detto questo, giusto per non farmi trovare impreparato e per non perdere il vizio, proseguo il mio lavoro di scrittura e composizione nel caso decidessi di portare avanti progetti futuri.

Vi abbraccio tutti, e … seguitemi!

La mia Libertà

 

Tremo quando ti vedo in giro fiero,

Di aver deciso il mio futuro e poi credi

Di aver vinto, perché sei libero,

Ma quelle sbarre sono dentro di te.

Vedi?

Ma com’è strano l’essere umano,

Premia chi sbaglia sempre e poi lo incorona.

Ma a me chi pensa?

Che ormai ho perduto ogni istinto ad amare.

La mia libertà… la mia libertà…

questa ad oggi non è più vita

La mia libertà… la mia libertà…

ma ti giuro che non è finita.

La mia libertà… la mia libertà…

questa ad oggi non è più vita

La mia libertà… la mia libertà…

ma ti giuro che non è finita.

Sono rimasta schiava nei miei pensieri,

Di quei momenti tristi, purtroppo veri.

Sempre presenti, troppo ingombranti.

Così invadenti da non gioire, muoio ogni secondo,

Che ti rincontro!

Vi giuro vorrei sparire!

La mia libertà… la mia libertà…

questa ad oggi non è più vita

La mia libertà… la mia libertà…

ma ti giuro che non è finita.

La mia libertà… la mia libertà…

questa ad oggi non è più vita

La mia libertà… la mia libertà…

ma ti giuro che non è finita.

 

Testo di Mirko Mariani

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