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Intervista ai Texile

La nostra intervista

Intervista di Daniele Mei e Daniela Schirru

Partiamo subito dal presente: “Blu macchiato di Blu”, il primo EP dei Texile, raccontatecelo.

Innanzitutto una premessa: non siamo così facili e immediati come potrebbe sembrare. Blu macchiato di Blu nella sua essenzialità e parsimonia  rivela  parte della vera natura dei Texile, quella più sfaccettata e mutevole.

Sono quattro brani solo in apparenza diversi tra loro.

Esiste un filo conduttore che li lega e bisogna saperlo trovare.

Avete un passato da musicisti di primo livello. 

Gli Antennah, un riferimento per il rock sardo degli anni 90.

Cosa ci raccontate di quegli anni?

Si certo, alcuni di noi arrivano da quella stagione, unica e irripetibile.

Quella storia ci viene riconosciuta e ovviamente conferisce autorevolezza e spessore  a un progetto nuovo come Texile.

Ma non rimpiangiamo nulla, il presente è semplicemente fantastico e ci stiamo prendendo un sacco di belle soddisfazioni.

Foto di Fiorella Sanna

Il sound dell’EP è molto curato, ricercato, possiamo tranquillamente definirlo “pop” mentre dal vivo diventa un vero e proprio assalto “noise”.

Si certo, “pop” nel senso migliore del termine, erano pop anche i Velvet Underground, i Sonic Youth o i Pixies e mettici pure dentro chi vuoi perché il nostro universo sonoro ingloba veramente tanta, tantissima roba.

fondamentalmente degli esteti, c’è questa dicotomia tra la nostra dimensione live e il nostro approccio alla composizione e alla restituzione su disco… ci piace questo dualismo, ci appartiene.

Puliti curati e perfezionisti nel lavoro in studio mentre dal vivo sporchi, erotici e viscerali.

Anche i vostri testi sono molto interessanti e li scrive Valentino, da cosa parte l’ispirazione?

Molto spesso i testi raccontano storie di “vampiri in amore” che si azzannano tra loro alla luce del giorno.

In realtà il vero vampirismo consiste poi nell’ uscire di scena, scrivere e descrivere tali “mattanze” con distacco e taglio chirurgico per restituire trame che più non ti appartengono.

Volutamente maliziosi e ammiccanti,  partono sempre da rigurgiti di vissuto vero e restituiscono realtà più o meno celate ma spesso affibbiate a terzi perché depistare è arte!

C’è poi una componente visionaria molto marcata e  ancora flashback d’infanzia e innocenza perduta.

Ma soprattutto questo languore che non afferri, una sorta di “presenza di assenza” e “saudade” di fondo che permea il tutto.

Foto di Daniele Fadda

La vostra etichetta è la Stella Recordings di Stefano Guzzetti. Com’è collaborare con lui?

In tempi in cui ci sarebbe da chiedersi se può ancora avere un senso uscire per un'etichetta, noi siamo orgogliosi e fieri di pubblicare per Stella Recordings, al momento in fase di restyling ma ben proiettata verso il futuro.

Ci sentiamo di casa perché siamo stati fortemente voluti da Stefano e questo aldilà dell’amicizia fraterna e ultradecennale che lo lega a Valentino.

Stefano è un talento puro e un grande esteta.

Un musicista  che prima di trovare la sua dimensione artistica attuale ha studiato e sperimentato tanto sondando territori spesso abusati come certa elettronica o anche ambiti pop/rock (lui e Valentino  fondarono gli  Antennah).

Lavorare con Stefano richiede rigore, serietà e dedizione, doti che già ci appartengono perché sono i pilastri su cui fonda un progetto come Texile.

State lavorando al vostro primo disco, dopo l’Ep “Blu macchiato di blu”.

Potete anticiparci qualcosa su brani, sound e copertina?

I brani sono una quindicina circa e proprio in questi giorni stiamo lavorando con Stefano alla pre-produzione, quindi al loro rimaneggiamento per conferire un assetto più definito e meglio sviluppare parti che ancora sono rimaste inespresse e che noi (band) a volte non cogliamo.

Il nostro suono sta evolvendo, componiamo in totale libertà senza curarci troppo di rientrare in categorie ben definitive o essere ingabbiati in una “scena”.

A noi interessa che i brani funzionino, risultino fascinosi, arrivino al cuore con tutta la loro forza espressiva e per questo lavoriamo molto sulla componente “emozionale“.

I testi e ciò che raccontano, o suggeriscono, devono poggiare sugli accordi giusti e per noi gli accordi “sono giusti” quando toccano corde remote, accendono emozioni e titillano desideri.

Per la copertina ancora è prematuro parlarne, sarà sicuramente l’ultimo “step” della lavorazione del disco.

l'attuale bassista è Riccardo Atzeni
Foto di Fiorella Sanna

A proposito di copertine, da cosa è nata la scelta di utilizzare l’immagine di una bambina per la cover di “Blu macchiato di blu”?

Innanzitutto il fatto di non comparire in copertina noi “band” è una scelta precisa.

La bambina è Viola, figlia di Luca il chitarrista; è una foto espressiva ed evocativa, lo scatto ci ha conquistato per la sua naturalezza e spontaneità e da qui la scelta di utilizzarla come copertina.

È anche vero però che rimanda ad un estetica che ci appartiene, gli Smiths, i primissimi U2 o anche i Dinosaur Jr. hanno utilizzato ritratti di bambini per le loro copertine.

E probabilmente anche questo si ricollega a livello inconscio a quanto detto prima circa l’innocenza perduta, etc…

Nell’ EP “Blu macchiato di blu” avete ripreso “Non è niente” un brano cantato da Catherine Spaak e incluso in un vecchio film girato in Sardegna nei primi anni ’60.

Da cosa è nata l’idea?

Non è Niente è stata recuperata dalla colonna sonora de La calda vita un film del 1964 girato tra Cagliari e Villasimius.

Il ricordo di quel via vai di attori, operatori e allestimento dei set a Cagliari è ancora vivo nella memoria dei nostri genitori e dei cagliaritani della vecchia generazione.

Ci è stato tramandato come il ricordo di un'epoca irripetibile, e comunque la dolcezza sognante e malinconica del pezzo ci ha conquistati subito ed è stato naturale per noi farlo nostro e restituirlo in chiave moderna.

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