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SANT'ANNA ARRESI JAZZ - LIVE REPORT

Sant'Anna Arresi Jazz

Il live report della trentacinquesima edizione del festival "Ai Confini tra Sardegna e Jazz"

Di Simone La Croce e Claudio Loi, foto di Daniele Fadda

Da 35 anni il festival di Sant’Anna Arresi si conferma uno dei punti più alti della stagione dei festival estivi isolani con proposte sempre oltre i confini dell’ovvio e con una filosofia di fondo che negli anni è rimasta immutata: sperimentazione, avanguardia, ricerca e un occhio rivolto anche alla tradizione e alle migliori esperienze isolane. È anche un festival che va oltre le gabbie del genere pescando tra le migliori esperienze del contemporaneo, regalando concerti che spiazzano e che fanno intravedere quello che sarà. Anche quest’anno, nonostante alcune fisiologiche défaillance dovute alla contingenza virale, la proposta è stata all’altezza delle aspettative e alcuni set rimarranno per sempre nella memoria del pubblico.

Ai Confini tra Sardegna e Jazz - Sant'Anna Arresi Jazz Festival - Alexander Hawkings & Jason Yarde Duo - Alexander Hawkings - Jason Yarde - Daniele Fadda - foto report - Sant'Anna Arresi - festival - 2020 - Sa Scena Sarda - 04 Settembre 2020
Alexander Hawkings & Jason Yarde Duo - foto di Daniele Fadda

Dopo le pesanti defezioni di Mats Gustafsson e di Mette Rasmussen – alle quali hanno fatto prontamente fronte gli organizzatori del festival – e le prime due giornate che hanno visto l’esibizione in solo di Hamid Drake, lunedì, di Alexander Hawkins il giorno successivo, seguito dal trio Balia-Antico-Drake, Ai Confini tra Sardegna e Jazz entra nel vivo della sua programmazione.

La serata di mercoledì ha portato sul palco della kermesse sulcitana lo spettacolo di Giancarlo Schiaffini "Pinocchio Parade". Il trombonista, giocando con elettronica ed effetti, tra richiami rinascimentali, divagazioni free e dissonanze noise, in una combo di musica e video, propone una personale visione futurista e distopica delle vicende del famoso burattino collodiano. Tra immagini in bianco e nero, collage e grafiche da videogame, ne ripercorre le avventure con didascalie in sovrimpressione e voci narranti, distorcendo tutto il possibile, dalle musiche del suo trombone a parti della storia stessa. Con grande ardore riesce a far convivere sci-fi anni 60, musica classica e hiphop, in una performance totale perturbante ma comunque godibile. Gli si avvicenda sul palco il pianista Alexander Hawkins, che si sarebbe dovuto esibire in quartetto con Mette Rasmussen, Ingebrigt Håker Flaten e Will Guthrie, costretti a casa dalle restrizioni imposte dalla pandemia. Lo affianca l’irreprensibile Hamid Drake, che si conferma batterista di una delicatezza e precisione spietata, ma dotato anche di prodigiosa versatilità. La sua proposta ritmica nella performance è caratterizzata da una costante e istintiva ricerca del suono, che persegue sfruttando ogni possibilità di bacchette, tamburi e piatti, fino al telo sulle pelli, ormai suo immancabile marchio di fabbrica. Il raffinato pianista inglese ondeggia tra lunghi loop di accordi e incursioni free, passando con disinvoltura da pomposi crescendo a note appena accennate. Gioca molto sulla ripetizione senza mai risultare stucchevole, stoppa spesso sui pedali, dando un effetto organo ai passaggi di transizione e arriva a piazzare persino delle biglie sulle corde. Nel suo modo di suonare c’è poco swing e, tra accenni di classica, richiami di hard bop e di gospel, dimostra dimestichezza con il pop, rendendo estremamente piacevole tutto il set. Un live ipnotico e circolare, nonostante i repentini cambi di ritmo e intensità, nel quale i due suonano senza cercarsi quasi mai con lo sguardo, inseguendosi vicendevolmente come se suonassero insieme da una vita e mai come se la loro esibizione fosse stata decisa solamente il giorno precedente. 

Ai Confini tra Sardegna e Jazz - Sant'Anna Arresi Jazz Festival - Franco D'Andrea - Franco D'Andrea Trio - The New Thing - Daniele Fadda - foto report - Sant'Anna Arresi - festival- 2020 - Sa Scena Sarda - 03 Settembre 2020
Franco D'Andrea Trio "The New Thing" - foto di Daniele Fadda

La giornata seguente è aperta dal Trio del maestro Franco D’Andrea con il chitarrista Enrico Terragnoli e il giovane Mirko Cisilino alla tromba, ribattezzato, non a caso, “New Thing”. Entrambi i musicisti a supporto del pianista trentino vanno subito ben oltre le possibilità dei propri strumenti: Terragnoli utilizza la sua chitarra più come supporto ritmico che solista e la intervalla a un piccolo synth, mentre Cisilino sfodera un set di sordine assortite che cambia in rapida successione, conferendo mille sfumature al suono della sua tromba. Il live è tutto un divertissement, caratterizzato da tanto swing e tutto giocato sul ritmo; i tre sfoderano un jazz mai urlato e suonato in punta di dita, che mette in luce il lato più sperimentale e avanguardistico di d’Andrea. Le strutture dei brani sono spesso minimali, con fraseggi stretti che rendono la gran parte dei brani di facile impatto, tra mille rimandi, in un difficile equilibrio tra sobrietà, eleganza e musica da bordello anni ‘30.

A seguire sale sul palco la band di Anthony Joseph, poeta, scrittore e musicista originario di Trinidad ma inglese di adozione, coadiuvato sul palco dall’incredibile sassofonista Jason Yarde, da Andrew John al basso elettrico, Thibaut Remy alla chitarra, Colin Webster al sax baritone dal batterista Rod Youngs. Uno spiegamento di forze che mostra tutta la sua potenza di fuoco fin dalle prime battute, caratterizzate da un groove funky-soul travolgente e dallo spoken word di Joseph. I due sassofoni dialogano costantemente, con Yarde che fa da padrone e coordina con discrezione tutta la band, che suona con ritmi sincopati e di evidente derivazione afro. Vengono eseguiti brani del loro ultimo disco “People of the Sun”, del 2018, le cui tematiche fortemente politicizzate – che toccano temi estremamente cogenti come immigrazione, integrazione e antirazzismo – evocano in più passaggi la rivoluzione spoken di Gill Scott-Heron. 

A rinforzare la sezione fiati, sale sul palco a metà esibizione, l’artista forse più atteso del festival: il giovanissimo sassofonista inglese, ma con sangue bajan, Shabaka Hutchings, entra in punta di piedi, in paziente attesa di un cenno di Yarde. Quando questo gli concede di entrare sul brano il suo impatto è devastante. Il suo caratteristico timbro, caratterizzato tanto da un profondo lirismo quanto da una forte impronta ritmica, è subito riconoscibile, mentre le sue movenze e la sua salopette mettono in ombra anche la forte presenza scenica di Joseph.

Anche quando i ritmi rallentano, la potenza sprigionata dall'ensemble non perde colpi, ma dà anima alle parole, rafforzando gli intenti di Joseph di “usare la musica per fare la rivoluzione”, in un’esplosione di passione musicale e politica. Spettacolare la sfida finale tra i tre sassofonisti, che a turno, in soli mozzafiato ognuno con il proprio timbro, strappano ovazioni al pubblico. 

Ai Confini tra Sardegna e Jazz - Sant'Anna Arresi Jazz Festival - Anthony Joseph special guest Shabaka Hutchings - Daniele Fadda - foto report - Sant'Anna Arresi - festival- 2020 - Sa Scena Sarda - 03 Settembre 2020
Anthony Joseph special guest Shabaka Hutchings - foto di Daniele Fadda

La quinta serata, quella di venerdì 4 settembre, è stata caratterizzata dalla presenza di due giganti del pianoforte. Apre le danze il Jacky Terrasson Trio “53” un classico piano trio che prende il nome dall’ultimo album pubblicato dalla Blue Note nel 2019 con Sylvain Romano al contrabbasso e Lukmil Perez alla batteria. Intesa perfetta, tecnica indiscutibile e Jacky Terrasson – che in Francia è uno dei pianisti più amati dal pubblico – che gigioneggia, si sposta dal pianoforte al Rhodes, ammicca il pubblico, dimostra di essere un perfetto animale da palco. Piace in Terrason la capacità di controllare la sua impetuosa voglia di suonare distillando i suoni, controllando ogni singola nota, accordi ben definiti e grande sensibilità. Tra composizioni originali e alcuni omaggi alla storia del jazz (Ellington soprattutto) il concerto si chiude con una insolita versione di Come Together che non sarebbe dispiaciuta ai baronetti di Liverpool.

La serata del 5 si chiude con l’esibizione del pianista e compositore inglese Alexander Hawkins in duo con il sax di Jason Yarde che ha sostituito la sassofonista danese (ma di stanza in Norvegia) Mette Rasmussen che ha dato forfait per le note questioni pandemiche. Nonostante questo improvviso cambio di programma il duo ha offerto un set di ottima qualità dimostrando innate capacità di resilienza e di adattamento alle intemperie. I due si cercano, si studiano, si trovano, hanno numeri tecnici di prim’ordine e scollinano la serata passando da improvvisazioni senza rete a composizioni più strutturate e pensate. Come sia possibile arrivare a questi livelli con pochissime prove è un mistero che solo il jazz riesce a creare. Hawkins lo conoscevamo già per essere già passato da queste parti qualche anno fa e se ce la fate andate a recuperare il live Filu ‘e Ferru registrato nel 2015 proprio a Sant’Anna con Evan Parker, John Edwards, Hamid Drake e Peter Evans. Jason Yarde invece è stata una gradita sorpresa e ha dimostrato tutto il suo valore in un set coinvolgente, potente, libero ma coerente e un finale a spasso nel pubblico sotto le luci del nuraghe. Un altro inglese da tenere d’occhio.

Ai Confini tra Sardegna e Jazz - Sant'Anna Arresi Jazz Festival - Jacky Terrason - Jacky Terrason Trio - Daniele Fadda - foto report - Sant'Anna Arresi - festival- 2020 - Sa Scena Sarda - 04 Settembre 2020
Jacky Terrason Trio - foto di Daniele Fadda

Sabato 5 l’organizzazione del festival annuncia che il concerto è sold out complice il virus ma soprattutto per l’attesa esibizione di Comet is Coming. Apre la serata il solo di Franco D’Andrea: un maestro assoluto del jazz, una carriera lunghissima, mai banale, sempre alla ricerca di qualcosa di insolito, dal Perigeo alle multiformi formazioni contemporanee (come quella in trio proposta nella serata del 3). Che dire? Passo felpato e sguardo sornione e mille ricordi jazz che scorrono tra le sue dita: un impasto perfetto di tradizione e modernità passando per Ellington e qualche blues da consolare. Cambio totale di scena ed ecco sul palco i tre Comet is Coming, uno dei gruppi più acclamati di questi anni, una proposta che ha trovato consensi in modo assolutamente trasversale. Shabaka Hutchings è attualmente tra i più acclamati musicisti inglesi sia per la sua capacità di affrontare qualsiasi tipo di musica sia per le sue indubbie doti tecniche: jazz of course ma infinite altre possibilità, space rock, Sun Ra, techno, kraut, freejass, la famiglia Coltrane e pure qualcos’altro che confluisce in modo perfetto nella musica dei Comet. Sono in tre ma sembrano un universo: Hutchings spara i fiati con rabbia e con fraseggi secchi e ripetuti, Danalogue è il signore dei rumori, la base pulsante elettronica, dirige il traffico, incita il pubblico, vola alto nello spazio infinito. Betamax è ritmo tribale, afrobeat, pulsazione primordiale. Una prova di assoluta maestria e un concerto difficile da dimenticare. La scena inglese dimostra di essere sempre in tiro ed è da li che arrivano in questo momento le cose più interessanti. Complimento a Basilio Sulis e all’Associazione Punta Giara per questo inaspettato regalo.

Ai Confini tra Sardegna e Jazz - Sant'Anna Arresi Jazz Festival - The Comet is Coming - Daniele Fadda - foto report - Sant'Anna Arresi - festival- 2020 - Sa Scena Sarda - 05 Settembre 2020
The Comet is Coming - foto di Daniele Fadda

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