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RECENSIONI

Sangue - recensione - Sa Scena Sarda - Daniele Mei - 2019

Sangue

Sangue, Indiebox 2018

Recensione di Daniele Mei

Costituiti da membri con esperienze in gruppi fondamentali per l’hardcore isolano come Antimanifesto e To Ed Gein, i Sangue hanno dato alla luce il primo tassello di quello che potrebbe diventare un punto di riferimento del genere almeno su scala nazionale.

“Nessuna pretesa, nessuna morale, soltanto rabbia in musica” è la dichiarazione d’intenti dei Sangue, rigettata con violenza nel sound fatto di assalti sonori violenti e decisi che pescano direttamente dalla storia del genere e dagli insegnamenti, per citarne alcuni, di Sottopressione, Impact, Nerorgasmo − band cruciali per la musica italiana degli anni novanta −.

Il disco omonimo degli olbiesi, prodotto e distribuito da Indiebox, è un concentrato di brutalità esternata con suoni altamente curati.

9 minuti e 39 secondi ripartiti in 8 pezzi che sono grida di dolore viscerale e disagio esistenziale. Una chiamata alle “armi” per la conquista definitiva del proprio spazio nella società. I brani sono corti e affilati, urlati in italiano, con qualche spiraglio di luce e piccoli sprazzi melodici. La parte strumentale segue i canoni hardcore punk con riff taglienti come rasoi, drumming essenziale e incalzante e un basso marcio che non rinuncia al plettro, alla cinghia bassa e a tanto sudore.

Il titolo di ogni pezzo rimanda a un caposaldo del cinema apparentemente in maniera arbitraria ma, con una lettura più approfondita, è possibile trovare dei sottili collegamenti tra le righe del testo.

Come Grano Rosso Sangue, che si rifà al film del 1984 di Fritz Kiersch tratto da I figli del grano, racconto di Stephen King. Il film narra di una coppia che sbagliando strada arriva a Gatlin, città in cui i bambini uccidono i maggiorenni nel nome di un loro Dio:

«E se vedi una luce / E se cerchi il messia / Stai sbagliando la strada / Non siamo noi la tua via».

O Forrest Gump, che prende spunto dal titolo del pluripremiato lungometraggio di Robert Zemeckis con un Tom Hanks affetto da ritardo mentale che corre su e giù per gli States senza fermarsi mai, dando così un senso alla sua vita:

«Ho perso anni costretto a rovistare in infiniti niente / Fottendo il tempo, sbagliando ogni mia mossa, sentendomi un perdente. / Ora che ho faticato tanto in cima alla salita cerco da solo una risposta, una via di uscita».

Sangue è un lavoro duro che accoglie in sé delle finezze colte, prodotto con precisione e che dimostra di essere un buon viatico per esplorare il vasto mondo dell’hardcore punk.  È un disco che può catturare anche chi non ama il genere. Certo, i testi sono aspri e privi di mezze misure, ma creano una sorta di empatia richiamando situazioni e sentimenti che in tanti vivono nella quotidianità. I riferimenti cinematografici poi, riescono a dar vita a un immaginario ricco e multiforme, pur rimanendo saldamente legati a una realtà vicina al fruitore.

Lunga vita ai Sangue, lunga vita all’hardcore!

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