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Rougarou

King Howl, Talk About Records 2017

Recensione di Daniele Mei

L’hard blues elettrico dei quattro re ululanti!

È un blues stritolato, quello di Rougarou dei King Howl. Il re ululante ha catturato il mostro e lo percuote costantemente con un drumming che è uno schiacciasassi poderoso.                                     

Dopotutto il rougarou è l’animale leggendario che ha incusso timore nelle comunità della Lousiana, dove il blues, almeno quello conosciuto, ha avuto inizio. Un uomo dalla testa di lupo che affiora nella nebbia delle paludi nei dintorni di New Orleans, dove il Mississippi finisce e dove inizia la storia della musica moderna.

Rougarou: un mostro dentro una tempesta di suoni

Rougarou è il mostro dentro la tempesta elettrica che si forma nello scontro frontale tra il blues più primitivo, quello del delta, con i lamenti delle sue prede, gli schiavi della cotton belt, le loro catene, e il rock più pesante. Cavalcate come a voler scappare, ma da eroi epici, lasciando un segno indelebile in chi, dal mostro, è stato sfiorato almeno una volta.

I King Howl attraversano i decenni con concretezza e determinazione, abbracciano quanti più generi possibili e ottengono comunque un lavoro compatto, coeso. Ripeto, perché è fondamento, il blues, ma anche il rock and roll, l’hard rock, le cavalcate quasi metal e soprattutto lo stoner, la psichedelia. Quando i ritmi rallentano, si sentono tutte le influenze e le esperienze nei festival di livello internazionale come il Duna Jam e altri in giro per l’Europa centrale.

Gone, è un rullo compressore che ti spiazza con la sua apertura slide acustica e col suo lamento, Demons ti porta poi a quello che è il mio pezzo preferito del lotto, quella Screaming che t’invia dritto nello spazio, come lo farebbero i Black Sabbath.

Una produzione Talk About Records

No Money, un hard rock and roll che richiama in alcuni tratti il vecchio gruppo di Diego Pani, The Giannies. Stupisce Alone I Go, catene, oltretomba, giù nell’infinito, subito interrotta dal martello pneumatico di By My Side che muta in uno stoner doom dopato. Falling Down si può ballare, come il boogie di Pissed Off. Le atmosfere si fanno più rarefatte in Ride The Night che ricorda gli anni ’90 e Seattle.

Ciliegina sulla torta On the Road Again, cover dei Canned Heat. Canzone perfetta per una band che insegue il sogno del rock:

“But I ain’t going down/That long old lonesome road/All by myself/But I ain’t going down
That long old lonesome road/All by myself/I can’t carry you, baby/Gonna carry somebody else.”

Rougarou è registrato in Sardegna e mixato dal sardo Gabriele Boi, con artwork (notevole) di Elena Cabitza e prodotto da Talk About Records ed Electric Valley Records. Talk About è l’etichetta indipendente di Diego Pani, che oltre ad essere la mente e il fondatore è anche cantante e armonicista nei King Howl. Electric Valley è invece l’etichetta sassarese che si occupa di stoner e psichedelica.

 

Vai alla pagina testi e ascolta Rougarou su Spotify

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