Piero Bonetti

L’anima del Fabrik Club

Due chiacchiere con Piero Bonetti, storica mente nonchè proprietario del Fabrik Club di Via Mameli a Cagliari. Uno dei locali più longevi del capoluogo dove sono passati tantissimi gruppi della scena locale, regionale, nazionale e internazionale.

Intervista di Daniele Mei

Foto copertina di Daniele Fadda

Prima di tutto chi è Piero Bonetti e com’è nata la sua voglia di creare un luogo dove la musica vive?

E’ un appassionato di musica dall’età’ di dodici anni. Iniziò a comprare i primi 45 giri di Pink Floyd (Another Brick in the Wall), Kiss (I Was Made for Loving You) e Knack (My Sharona).

Il Fabrik è nato appunto da questa passione e dall’esigenza di avere anche a Cagliari un club dove si potesse ascoltare live la musica alternativa (nel senso più ampio del termine).

Il Fabrik ormai esiste da quasi vent’anni. Raccontaci gli inizi.

Era il 2000 e prima che i concerti prendessero piede, c’è voluto un po’ di tempo: la prima programmazione del Fabrik era stata una mini rassegna con tre gruppi.

Mi diede una mano mio fratello Maurizio che già suonava nel circuito locale con diverse band.

Entrando nel locale ci sono le locandine dei vari concerti. Alcuni nomi passati di qua fanno davvero paura. Mostri sacri di livello mondiale e fuori dal tempo. Quali sono i concerti di cui vai più orgoglioso?

Sicuramente il primo concerto degli Hardcore Superstars. Prima di tutto ero un grande fan della band. Avevo tutta la loro discografia e, anche se allora erano poco conosciuti in Sardegna, ma anche a livello nazionale, divennero una band molto amata e seguita.  Già da diversi anni suonano in venue molto più grandi del Fabrik.

Ci fu poi il concerto degli Helmet. Era una delle mie band preferite negli anni 90 e non avevo mai avuto modo di vederli dal vivo.

Il concerto dei GBH, poi, che fu il primo gruppo punk di livello mondiale ad arrivare in Sardegna dopo i Ramones (che suonarono a Sassari nel 1994).

Tra i più recenti i Mondo Generator. Non è mai banale avere sul palco un musicista e personaggio come Nick Oliveri.

Manitoba NYC (The Dictators), foto di Daniele Fadda

Da anni ormai il Fabrik è sicuramente un punto di riferimento a livello regionale. È anche una delle prime scelte per chi vuole fare un tour in Sardegna. La scelta degli artisti di punta avviene direttamente o ti avvali di agenzie che propongono i vari tour e da li stili un cartellone?

Non c’è una regola fissa. Molte volte sono le agenzie che ci propongono i loro artisti, ma tante band sono state contattate da me. Con alcune abbiamo definito gli accordi direttamente e con altre tramite la loro agenzia.

Il programma di quest’anno è sempre di ottima qualità. Che ci dici a proposito?

Che è il frutto dei tempi che si evolvono e anche delle numerose collaborazioni con altri promoter: MIS Concerti, Egg Concerti, VoxDay e Le Officine.

Non è pensabile per il Fabrik coprire nove mesi di programmazione continua solo con le nostre produzioni, quindi ben vengano altri promoter o organizzatori, e ben vengano anche tutti gli amanti della musica live che vogliono dire qualcosa.

Come vedi il cambiamento che sicuramente c’è stato sia nella scena musicale sia nel pubblico? I metodi di fruizione son sempre più liquidi, anzi aerei, non tangibili. Anche se poi il disco non ha perso fascino, soprattutto il vinile.

Il vinile è il supporto con il quale ho scoperto la musica quindi anche per me è il più affascinante.

Il compact disc è sicuramente una comodità.

Lo streaming è, invece, sicuramente non tangibile come dici tu, ma ci permette di scoprire artisti nuovi che altrimenti non avremmo modo di conoscere o solo con difficoltà, quindi direi che aggiunge e NON toglie niente agli altri supporti.

Direi di essere completamente d’accordo. Altra domanda. La scena musicale isolana è in gran fermento. Cosa ne pensi tu che la vedi, in un certo senso dall’interno, come protagonista? Quali sono i suoi punti forti e quelli sul quale c’è da lavorare?

Confermo, ci sono davvero delle ottime band sia a livello tecnico sia di personalità, ma sono ancora troppo poche. Inoltre alcune di loro curano troppo poco l’aspetto manageriale, che comunque è importante se l’artista ha ambizioni più ampie che quelle di suonare solo nel circuito locale.

Alla luce di ciò che ci siamo detti, vorrei farti l’ultima domanda. Che cosa deve fare una band, magari emergente ma interessante, per calcare questo importante palco. Quali sono i requisiti che il Fabrik richiede?

Il Fabrik ha sempre avuto un occhio di riguardo per le band che avessero una produzione propria. Questo non significa che le tribute o cover band non hanno mai avuto spazio e mai ne avranno, anzi.

La musica non è solo arte ma anche intrattenimento, puro divertimento e in quest’ottica la tribute o cover band ci sta alla grande.

Il programma dei prossimi mesi

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