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Persino un cieco

Via Aquilone, Chiara Effe, 2015

Milly conduceva una vita serena, si pettinava sempre con il ciuffo in su,

studiava tutto il giorno con il clarinetto, faceva qualche pausa con le Diana blu.

La sera passeggiava per le vie del centro, comprava scarpe in enorme quantità,

correva una domanda dentro la sua mente: “chissà l’amore mio che forma avrà”.

Milly sorrideva in  ogni circostanza, aveva occhi grandi, scuri e naso in su,

parlava con chiunque senza diffidenza, si addormentava tardi davanti alla tv.

Gli spasimanti in fila fuori dalla porta le offrivano regali in cambio di un caffè,

ma più passava il tempo e più si convinceva: “al mondo non  c’è uomo che fa per me!”.

Poi d’improvvisa la vide passare, restò ammaliata da tanto splendore:

“non posso fare più a meno di te, sono una donna e tu sei uguale a me!

Sarò il prolungamento dei tuoi movimenti, ti insegnerò a ballare, muoverò i tuoi fianchi,

saremo una famiglia pranzeremo insieme, farò per te il cuscino nei giorni più stanchi.

A dirla tutta ti vorrei pure sposare, pazienza se non saliremo sull’altare,

la gioia dell’amore non ha pentimento, è stupido vietare la felicità!

Se si volesse guardare il mio cuore persino un cieco saprebbe notare

Quanto è in salute questo mio amore verso la donna identica a me”.

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