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TALKIN' BLUES - INTERVISTA

Paolo Demontis

L'armonicista, cantante e autore cagliaritano si racconta ai microfoni di Cagliari Blues Radio Station per la rubrica Talkin' Blues

Intervista di Simone Murru

La primavera è ancora timida ma c'è. Sono con Paolo Demontis, classe 1970, armonicista e cantante di Cagliari, musicista Blues e 60’s in tutte le sue interpretazioni. Stiamo bevendo una birra vicino al mare, al porto, dove tutto è fermo. La domenica qui non c'è nessuno in giro, due cani presidiano la banchina senza preoccuparsi di noi, l'autoradio in sottofondo fa girare i Dr Feelgood, c'è scirocco, pressione bassa, la luce del primo pomeriggio dilata il tempo. Io e Paolo ci conosciamo dai primi anni 90, quindi eviterò i dovuti preamboli, con piacere mio e sicuramente anche vostro.

Lee Brilleaux o Little Walter?

Ah, cavolo, parti subito alla grande. Non me ne voglia l’immenso Little Walter, ma indosso meglio e sto più comodo con i pantaloni sporchi di Lee Brilleaux. Adesso che sono più “grandicello” cerco di apprendere anche dagli Dei del Blues, ma che ci vuoi fare? Ho iniziato ascoltando sporco R’n B inglese e quando ti entra dentro non ti molla.

Ci siamo conosciuti in mezzo al blues e al garage, tra concerti e feste nei primi anni 90, poi cosa è successo?

Sono successe un mucchio di cose. Sono impegnato dal ’94 nelle beat, garage e rock’n’roll band (B.tales, Tripmakers, Blue Suede Shoes Trio, Orange Peel), sono stato coautore della fanzine “Living Theatre” (1996/2000), impegnata nella promozione della musica sixties, delle garage band e blues band. Nel 2009 ho organizzato il Lazzaretto Vintage Festival  incentrato sulla musica 60’s. Dal 2010 suono con la Easy Blues Band di Salvatore Amara e con lui sono anche uno degli organizzatori del festival Sulle Strade del Blues.

Paolo Demontis - Salvatore Amara & The Easy Blues Band - Gianfilippo Masserano - Talkin' Blues - Simone Murru - Intervista - Cagliari Blues Radio Station - Sa Scena Sarda - 10 maggio 2020

Hai sempre suonato l'armonica, interpretando i generi che lasciano a questo strumento un posto di rilievo: Blues, Garage, Beat, Folk. Ci racconti gli inizi?

Rimasi folgorato da John Mayall. Il suono della sua armonica mi faceva impazzire e diversamente da tutti gli altri strumenti potevo metterla in tasca e portarla ovunque. Ero giovane impaziente e non avevo tempo da perdere, volevo imparare e non riuscivo a stare in casa. In macchina guidavo, ascoltavo la musicassetta del metodo per armonica di Paolo Ganz, suonavo e prendevo appunti. Pensandoci ora ero un vero pericolo vagante.

Dove hai trovato esempio ed ispirazione? Qualche artista in particolare?

Inizialmente non cercavo un disco o un armonicista. La mia era una ricerca morbosa di brani e di musica sixties inglese e statunitense. Ascoltavo gli Yardbirds, i primi Fleetwood Mac come i Canned Heat, dove le armoniche di Bob Hite e Alan Wilson sono fenomenali. Insomma tutto andava liscio lungo questa ricerca poi arrivò Paul Butterfield a sparigliare le carte e fu la fine dei giochi.

Ho iniziato così un ascolto più approfondito del blues attraverso la sua musica. Avevo un gap musicale da colmare e ho lavorato in quella direzione. 

Perchè secondo te il Blues è così diffuso e resistente in Sardegna tra festival grandi e piccoli e le molte band e autori sparsi in tutto il suo territorio?

Partiamo da una considerazione indiscutibile: il Blues nonostante rimanga musica di nicchia ormai è patrimonio dell’umanità. È come una pianta che riesce ad attecchire sempre, anche dove non c'è l’ambiente ideale trova il giusto habitat per esplodere in tutta la sua grandezza. La Sardegna risulta una terra che sente il blues, lo suona e lo vive.

Quanti progetti o band ti coinvolgono? Io ne conto almeno tre.

Ti sei perso con i conti ma non ti preoccupare, non ci capisco più niente neanche io. Suono sempre con il mio gruppo storico, gli Orange Peel e con Salvatore Amara ci alterniamo sia con la sua Easy Blues Band che con i Soul Train, guidati dalla voce di Valentina Frau. Sono coinvolto in un progetto swing e rock’n’roll con musicisti sia di Cagliari che di Muravera, si chiama Lady F. & The Stout Bro’ e suono con una pub band, The Boogers, per non dimenticare Lee Brilleaux. Nel 2019 giro con un progetto originale acustico tra folk e blues a nome mio e di Corrado Cuboni, che ora mi impegna più di tutto.

Paolo Demontis - Corrado Cuboni - Destination Anywhere - blues - cagliari - sa scena sarda - 2019 - green studio music

Oltre che come musicista hai sempre speso energie come organizzatore di festival. Quali sono gli obiettivi di questa attività?

Per me organizzare un festival è comunque "fare musica". E' un lavoro di cui in realtà non è mai valsa la pena dal punto di vista economico, ma mi ha sempre dato modo di conoscere molti musicisti e persone capaci di arricchirmi umanamente. 

Quali musicisti sardi porteresti oggi sul palco del tuo festival?

Senza dubbio porterei Francesco Piu, Vittorio Pitzalis e Salvatore Amara. Il panorama è comunque vastissimo e ricco di grandi musicisti come l’armonicista Marco Farris, il chitarrista Enrico Polverari, le cantanti Anna Cardia e Valentina Frau e ancora Irene Loche, i Bad Blues e i Dirty Hands

Quali sono i tuoi dischi preferiti?

Tanti ma  principalmente due:“Forever Changes” dei Love e “A Hard Road” di John Mayall and the Bluesbreakers.

Hai dei dischi per l'armonica da consigliarci?

Vi consiglio il disco di Jean Jacques MilteauBlue 3rd”, qualcosa di veramente diverso dal solito.

Ci consigli dei dischi di blues non necessariamente legati all'armonica?

Vi consiglio l’ascolto di un disco di un gruppo veneto, Mr. Wob & the Canes ,“Not Your Negro” (2020) e il disco dei Songhoy BluesMusic In Exile” (2015)

Hai una intensa esperienza in studio di registrazione. In quali dischi ti possiamo ascoltare?

La prima incisione è stata per l'EP dei Tripmakers nel 1999 dopo 10 anni ho registrato con Salvatore Amara & the Easy Blues Band su “Back to the blues”, “The blues catcher”, “Blues is by my side”,"Black as coal" e con i Soul TrainThe soul train”. Ho collaborato con Silvio Canargiu in “Un futuro alle spalle”, sono stato ospite dei Dancefloor Stompers su “Librerie Musicali” e infine assieme a Corrado Cuboni abbiamo scritto e siamo usciti nel 2019 con “Destination Anywhere”.

Qual è la canzone dell'album che preferisci di questo ultimo album?

In questo momento la ballata folk “Let’s Step Back” perché si sposa pienamente con la mia vita. Vivo in campagna con mia moglie e mia figlia, la sera quando stacco da tutto, sento solo i suoni della natura, il focolaio domestico e ritorno ad una vita semplice, indietro nel tempo.

Come ti immagini il blues nel futuro?

Mi sembra che ci sia una tendenza a guardare indietro verso la tradizione country. Proprio da qui il blues potrebbe prendere un nuovo slancio e una nuova vitalità. Si va alla ricerca di strumenti minimali (stomp box, cigar box, washboard) e di influenze etniche alternative per creare nuove miscele. Mi piace moltissimo e lo seguo con molto interesse.

Grazie mille Paolo, è stato un piacere e keepin' the blues alive!

Grazie a te spero di aver creato un po’ di curiosità. Auguro buon ascolto, buon Blues e buona musica a tutti!

Il sole è quasi tramontato, il tempo è volato, il tempo di ognuno per la sua strada col sapore di aver speso bene il proprio tempo anche questa volta confortati dal blues, dal mare e da una birra.

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