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mac and the bee - one of the two - andrea murgia - sa scena sarda - 2018

One of the Two

Mac and the Bee, Autoprodotto 2018

Recensione di Andrea Murgia

Progetto nato nel 2012 a Sassari, i Mac and The Bee hanno fatto – sin dall’omonimo esordio datato 2014 – della commistione di rock ed elettronica, il loro credo.

Facile quindi, dopo i primissimi ascolti, fare paralleli con la scena rock barra electro dei novanta (due nomi su tutti: Incubus e i meno famosi Taproot) che ha caratterizzato la seconda metà di quel decennio dominato dalle chitarre e dall’eroina.

mac and the bee - antonello franzil - andrea murgia - sa scena sarda - 2018
foto di Antonello Franzil

Uno dei due

Se con i suoni One of The Two si colloca proprio in quel fin de sièclee pre Millennium Bug, è con le idee che i Mac and The Bee cercano di smarcarsi, andando a dribblarne cliché e pose e spostandosi in alcuni momenti nei territori funk, emocore e addirittura prog.

Le tracce ci sono, funzionano e sono ben suonate: Unleashed sembra arrivare dritta dritta dal 1997 e da S.C.I.E.N.C.E. degli Incubus, Asleep è un buon pop sognante che ricorda in alcuni passaggi i Deftones più melodici di White Pony e Something New – la migliore del lotto – è un emo core in odor di American Football passato per la centrifuga di Terry Date. A chiudere i giochi ci pensano i buoni nove minuti di Noisy, un electro prog con echi jazz e di chitarre crimsoniane.

Dopo tutti questi pro, è il momento dei contro: in tutto il corso dei trentotto minuti e spicci di One of The Two emerge una certa scollatura tra le intenzioni e quello che poi, effettivamente, viene proposto. C’è molta freschezza in alcune delle soluzioni (la miscela di generi funziona, eccome) come la perizia nel suonarle, ma la produzione così troppo ninenties è un limite al prodotto finale che, in alcuni momenti, perde mordente e appeal.

mac and the bee - sa scena sarda - andrea murgia - 2018

One of The Two è un buon lavoro in quasi tutto (l’artwork è veramente una gioia per gli occhi): ha le tracce, ha gli spunti ma paga dazio con una produzione che non lo valorizza e che lo limita in alcuni frangenti.

La strada è quella giusta, basta solo addrizzare un po’ la mira.

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