fbpx

Nuragic Island

Un racconto della quattro giorni al Nuragic Island

A cura di Daniele Mei

Il caldo è afoso a S’Arei Coffee Corner, il nuovo bar con piazzetta annessa ornata di ulivi nel centro di Villaputzu. Il livello di umidità è all’ottanta per cento, si suda anche stando fermi e, nonostante tutto, si balla.

Il Nuragic Island quest’anno riparte da qua. Un piccolo antipasto rivelatosi un successo, con The Butchers che hanno animato a suon di sano e vecchio rock and roll la serata di metà luglio. 

redneck riders - stefano draghi - nuragic island - gianluca pintau - sa scena sarda - 2019 - villaputzu
Stefano Draghi, Redneck Riders. Foto di Gianluca Pintau

La quattro giorni vintage rock del sud est sardo ha, tuttavia, nel venerdì e nel sabato le serate principali. Queste si sono svolte in un’area allestita a due passi dal mare, location perfetta resa ancora più gradevole dalla leggera brezza che soffiava dalle colline intorno. A introdurre i concerti hanno pensato i ragazzi di Fratellanza R’N’R con il loro dj set vinilico nella terrazza del Vela Sport, storico chiosco di Porto Corallo con splendida vista sulla spiaggia.

Presentati dalla madrina Simona Atturo, i Murder Songs di Giampy Guttuso brutalizzano il popolo del Nuragic con il loro punk oscuro ai confini dell’hardcore. La band dell’ex frontman dei Gods of Gamble l’altra sua attuale sono i South Sardinian Scum presenta il suo primo EP, che uscirà fisicamente di lì a qualche giorno (18 luglio, ndr). Sporchi e cattivi al punto giusto, sono una bella scoperta e un gruppo che può dire la sua nel panorama underground regionale.

Seguono poi gli inglesi Howling Fiends, un mix di Arctic Monkeys e Black Keys in acido che, nonostante alcuni problemi tecnici, risultano abbastanza godibili. Il batterista è una macchina da guerra e il loro set vira verso territori più psichedelici rispetto al resto della line up.

I veri mattatori di questo dodici luglio, e probabilmente della rassegna, sono stati i Redneck Riders. Il supergruppo vede tra le sue fila Stefano Draghi, Matteo Leone (Don Leone, Snake Platform), Alessandro Cau (King Howl), Fabrizio Lai (Claudia Aru, Balentes) e, per l’occasione, Donato Cherchi (Don Leone, Donnie) in sostituzione di Luca Cabboi (Gairo). Cow-punk e hillbilly duro e crudo sulle tracce di Hank Williams III che ha ammassato gli astanti sotto il palco sollevando un polverone come nei migliori rodeo americani. Un set energico nel quale i cinque mandriani del sud hanno domato i presenti a suon di frustateSi attende con trepidazione il primo album. Meritano una menzione speciale gli assoli di Lai e lo show di Donato con la sua armonica.

the howling fiends - gianluca pintau - nuragic island - 2019 - sa scena sarda - daniele mei - villaputzu
The Howling Fiends. Foto di Gianluca Pintau
the shakin apes - nuragic island 2019 - antonio uras - sa scena sarda - villaputzu - 2019 - daniele mei
The Shakin' Apes. Foto di Antonio Uras

Il mare intorno all’area concerti è di una bellezza straniante. La pace che evoca è pari al piacere di sentire il soundcheck regalare forma ai suoni. I colori, dal bianco pastello al viola velato di rosa sono gli ultimi scampoli di luce prima che il fragore degli ampli irrompa a rendere incandescente questa terza giornata di festival.

Sono The Shakin’ Apes a scaldare per primi il pubblico. Suonano puliti con un sound riconoscibile di chiara derivazione fifties. Con camicette rosse d’ordinanza, la band sassarese capitanata da Salvatore Luzzu (The Wookies, Five Four Nine) presenta il primo disco omonimo che racconta le storie della scimmia Marty, disegnata, peraltro, da Danilo “Mastru” Murtas, direttore artistico fino alla scorsa edizione nonchè grafico del progetto.

Il secondo concerto ha come protagonisti un manipolo di delinquenti scappati di casa. The Moo-Rays sono un gruppo veramente punk. Il cantante Massimo Leonardi è un ossesso che salta, corre, si dimena e urla. Tiratissimi e rumorosi, freschi della loro nuova uscita Off The Net sono un toccasana per chi ha voglia di lasciarsi andare. Vomitano tutta la loro energia dimostrando la loro attitudine in modo politicamente scorretto. Consigliatissimi per i matrimoni di amici e amiche.

Qualche problema tecnico per gli spagnoli Los Wavy Gravies che abbassano i ritmi e, dopo un inizio non proprio esaltante, ingranano e trovano la quadra. Il loro live mette in luce le caratteristiche peculiari di una band che ripercorre i fasti surf e garage degli anni cinquanta.

Gli headliner Midnight Kings vanno in scena che è già l’una del mattino con una performance vivace e molto apprezzata dal pubblico. Le scorribande di El Metius e del suo sassofono giù dal palco sono la ciliegina sulla torta di quella che si è rivelata una festa rock a tutti gli effetti. Dimostrano classe ed esperienza, palese dimostrazione delle centinaia di chilometri macinate per portare la loro musica in mezza Europa.

The Midnight Kings - Antonio Uras - sa scena sarda - 2019 - nuragic island - daniele mei
The Midnight Kings. Foto di Antonio Uras

Si chiude al Vela Sport, rendendo giustamente omaggio al territorio, con la cover band villaputzese dei Time Bomb. Come un juke-box vivente a otto braccia, sfoderano un repertorio che è un Bignami dei più grandi classici ska-punk.

Buona la prima nella nuova location, il Nuragic Island si dimostra un festival che merita di crescere e diventare un punto di riferimento per il genere in Sardegna e, forse, non solo.

GALLERY

Foto di Antonio Uras

GALLERY

Foto di Gianluca Pintau

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo sui tuoi social e lasciaci un commento

Aiutaci nella nostra avventura con una piccola donazione (trovi il pulsante nel footer qua sotto) Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: