mine's doom - ndrea cara inkline - sa scena sarda - 2018 - giulia figus - new holographic ocean

New Holographic Universe

Mine's Doom, Autoprodotto 2018

Recensione di Giulia Figus

Capita di riuscire a fare nostro qualcosa che non ci appartiene o che non proviene direttamente dalla nostra cultura. La musica in questo racchiude un grandissimo potenziale perché ci permette di esprimerci senza doverlo fare solo con le parole. Con essa riusciamo ad assorbire ogni minima vibrazione, attraversa il corpo e ci arriva fin dentro le ossa. In un attimo è tutto chiaro.

 Abbiamo bisogno di sognare per concepire le grandi storie della vita. Abbiamo bisogno di rilassarci. Di fidarci delle note di questo disco che ci riporta in quei luoghi abbandonati, impregnati di ruggine e decadenza tra le rovine di Montevecchio, dove un tempo la fatica dei padri di famiglia diventava il pane sotto i denti per i loro figli. Quei luoghi dove è facile farsi trasportare dal vento e dalle onde del mare, dove tutto sembra diventare magico se accompagnato dalla giusta atmosfera.

mine's doom - sa scena sarda - 2018 - giulia figus - new holographic ocean

Scivu

New Holographic Universe è un lavoro dal grande impatto, dove ciò che può sembrare un tramonto già visto, in realtà nasconde delle sfumature che ancora dobbiamo scoprire e apprezzare.

La bellezza di questo disco non sta nel suono in sé ma in tutto ciò che riusciamo a cogliere e far proprio seguendo il flusso delle emozioni. È un disco carico di sospiri che si lascia ascoltare senza problemi. Forte di empatia e suggestione.

Nasce tra le onde che s’infrangono nella sabbia di Scivu, memori di sonorità desertiche che hanno trovato casa da quelle parti, tra il sacro rito del Duna Jam e le ventose terre desolate della Costa Verde, toccando con mano le costellazioni. Quelle invisibili a occhio nudo.

Le tracce si alternano con il giusto andamento dando sfogo a dei veri e propri singoli stoner come Kocmoc e Black Hole per  poi distendersi, a dispetto del nome, in altri momenti meno inquieti come ad esempio StonerLand.

Lo scenario che ci appare è desolante, a volte post nucleare, ma altamente confortante con una nota di malinconia che ci fa sentire al sicuro da ogni paura.

La sua forza sta tutta lì, nel viaggio mistico e trascendentale di questa esperienza sonora che i Mine’s Doom hanno deciso di diffondere dopo un anno e oltre chiusi a doppia mandata nel loro studio di registrazione, con la finestra che da sui tramonti nella Sky Valley.

mine's doom - la cantina carbonia - locandina

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