Intervista agli organizzatori dell'Aglientu Summer Blues Festival

Intervista con Massimo Tiveddu dell’Associazione La Muìta organizzatore dell''Aglientu Summer Blues Festival.

Con questa intervista vogliamo iniziare un viaggio dietro le quinte dei festival per scoprirne la storia e dare voce ai suoi lavoratori che realizzano anno dopo anno eventi musicali di qualità capaci di portare la Sardegna sotto la luce dei riflettori internazionali.

Intervista di Simone Murru

Quando e come è nato l'Aglientu Summer Blues Festival? Ci sono stati altri episodi di blues precedenti al festival?

Il festival nasce 11 anni fa, quasi per caso.

Dopo il restauro dell’anfiteatro ci viene proposto, da parte del  Comune di Aglientu, un budget per creare un nuovo evento. Ci si trova al bar e si pensa subito alla musica.

La prima edizione era stata pensata con tre serate: la prima, la seconda cantautori, la terza jazz. Dopo la prima serata (blues) avevamo già capito che il futuro era quello, il blues aveva scelto noi!

Com'è ideato e come si sviluppa il festival?

Il festival dura tre giorni (sempre dal 18 al 20 agosto). Ci sono tre situazioni diverse ogni sera.

Il primo appuntamento è l'aperitivo blues, offerto dai locali del centro, che propone una selezione di giovani artisti. Poi, segue il concerto serale alle 21:30 sul grande palco dell'anfiteatro. In seguire il festival si trasferisce nella terza location nel centro storico per il terzo e ultimo concerto che chiude la giornata.

Poi ci sono anche altre iniziative come l'anteprima solitamente il 15 a Vignola Mare e in passato abbiamo ospitato alcune  mostre artistiche.

Qual è la risposta degli abitanti e quanti e come sono coinvolti? Quindi, quali sono state le ricadute del festival?

Tutto il paese collabora. Tutti sono entusiasti e si rendono partecipi dell’evento.

È cambiata un po’ la concezione di organizzare un evento. L’Associazione “La Muita” ha dimostrato che anche in un piccolo paesino niente è impossibile. D'altronde chi pensava, 10 anni fa, di creare un evento di questa portata?

Oltre a  promuovere il livello d’immagine, va considerato la notevole ricaduta economica specialmente per hotel, case vacanze, b&b e attività enogastronomiche.

Il paese vive il festival tutto il giorno. La gente è in continuo movimento, i locali sono in piena attività e restano aperti quasi pe r24 ore al giorno.

In dieci anni il festival e il paese sono cambiati molto, oltre a tutte le migliorie organizzative è cambiato sopratutto l’attenzione dei grandi artisti verso di noi e di ocnseguenza è cambiato il nostro modo di pensare il festival. 

E ora il pubblico è sempre in costante crescita e Aglientu viene invaso da migliaia di appassionati e diventa quasi una piccola New Orleans.

Il festival ha una preziosa e forte vocazione internazionale e nazionale. Ma come valutate oggi il panorama del blues in Sardegna? Quali artisti portereste ancora sul palco?

Per quanto riguarda il blues sardo la vedo molto bene, a parte Francesco Piuche ormai è un big, direi che ci sono molti artisti interessanti.

Lo scorso anno, per esempio, abbiamo ospitato all'aperitivo Andrea Cubeddu, e ancora ci sono Irene Loche e i Sunsweet Blues Revenge, i Don Leone o i King Howl.

Diciamo che è una realtà molto attiva e in forte espansione con progetti molto interessanti.

I nomi che vorremmo portare sono tanti: diciamo che molti sogni si sono avverati, altri, magari, in futuro.

Quali sono i msicisti passati sui vostri palchi che vanno assolutamente ricordati?

Molti artisti ci hanno regalato concerti memorabili ed è difficile elencarli tutti qui ma tra gli altri ricordiamo i miti, come Charlie Musselwhite, persona davvero simpatica e cortese o la super band dei Mannish Boys, i Southern Broterhood con il grande Neville o ancora vere e proprie stelle come Ana Popovic o come dimenticare il concerto infuocato di Eric Sardinas o il grandissimo Popa Chubby?

Ricordiamo ancora le super band che abbiamo ospitato lo scorso anno: i mitici Animals, la band culto The stars from the Commitments e la serata finale, prodotta da Aglientu Blues Festival, che ha visto suonare insieme per un evento unico sullo stesso palco Popa Chubby, il puma Fabio Treves, e Dennis Greaves dei Nine Below Zero.

Insomma tutti i grandi nomi grandi personaggi e le nuove stelle come Nikki Hill e la strepitosa Sara Zaccarelli.

Qualche anticipazione sul prossimo programma e le date della prossima edizione?

Le date sono sempre le stesse e non cambiano mai (18-19-20 agosto).

I nomi? Diciamo che ci sarà da divertirsi. Grandi band e grandi nomi, con un ospite importante. Direi un appuntamento con la storia, di più non posso dire.

Ci sono state diverse edizioni invernali. Come hanno funzionato?

Le edizioni invernali sono sempre belle e intime, con location particolari e con artisti anche qui internazionali e nazionali.

Sono appuntamenti non molto pubblicizzati perché gli spazi al chiuso non sono così ampi, ma c'è sempre il sold out.

Quali sono le realtà del Blues nazionali e internazionali con cui collaborate?

Abbiamo uno stretto rapporto con tutte le agenzie e con Blues Made in Italy e credo che il nostro festival sia considerato dagli addetti ai lavori uno dei più importanti in Italia. Senza presunzione

Come valutate lo stato vitale del Blues dopo piu di 100 anni di vita? Ritenete, quindi, che sia ancora una musica popolare in grado di alleviare le pene della vita dell'artista e del suo pubblico?

Io direi che il Blues è in netta crescita.

Ogni anno nuovi festival, nuovi artisti, grandi artisti che ritornano alle radici di questo genere. I giovani scoprono e apprezzano il blues.

Io direi che il blues è in netta crescita poi, come lo è stato per noi e lo dico sempre,

Non siamo stati noi a scegliere il blues, è il blues che ha scelto noi.

E sono convinto che il blues non morirà mai: è la vita. Dolore, gioia, sconforto, passione. È la vita.

Il Blues,, nasce come musica popolare e ne mantiene fortemente la struttura,  ha avuto modo di contaminarsi o confrontarsi con la musica popolare gallurese?

Forse a livello vocale può starci un piccolo paragone più con il gospel che con il blues, con la nostra Taja (ma con le dovute proporzioni) per il resto credo che non ci siamo molte altre cose.

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