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Massimo Salvau

La nostra intervista al conduttore della storica radio cagliaritana, Note Blues, quest'anno alla diciannovesima stagione

Note Blues nasce l'08 Novembre 2000, con il supporto di una radio giovane come Radio Sardegna Web, che si distingue da un panorama radiofonico diverso da quello presentaot dalle altre stazioni radio. 

Massimo Salvau, il conduttore, racconta alla nostra direttrice comìè nata l'idea di una radio dedicata alla musica blues, gli ospiti che sono passati nel suo studio  cosa rappresenta il blues per lui.

Buona lettura!

Intervista di Daniela Schirru

Com’è nata l’idea di Note Blues diciannove anni fa?

Nel Marzo del 2000.

In radio, in quel periodo, e parlo di radio in FM, c’erano un sacco di programmi tematici. Sul rock, sul punk, sul jazz, sulla musica emergente sarda, musica indie… mancava il blues.

Ed allora mi sono voluto mettere proprio in gioco sotto questo aspetto partendo da zero.

Infatti mi ricordo che investii un milione e mezzo di vecchie lire tutte in CD per coprire almeno ventotto puntate di Note Blues. Le cose, poi, andarono anche meglio del previsto.

Nel tuo studio sono passati tanti artisti della scena isolana come Francesco Piu, Salvatore Amara, Vittorio Pitzalis e altri. Raccontaci alcuni aneddoti.

Mah... in fin dei conti aneddoti non ce ne sono. Sono tutti passati per il mio microfono ed hanno raccontato delle storie bellissime.

E poi mi hanno fatto ascoltare la loro musica. Altrettanto bella.

Posso dirti che ho avuto la fortuna di intervistare per la prima volta Francesco Piu nel 2005, ed era una giovane promessa del blues italiano ancora alle prime armi. Timido ed un pochetto impacciato.

Ho intervistato Salvatore Amara nel 2009 che arrivava da un periodo di inattività lungo ed era molto entusiasta perché aveva in mente un sacco di cose, e qualche tempo dopo sono arrivati il suo album “Back to the blues” e tutti gli altri a valanga.

Vittorio Pitzalis l’ho intervistato nel 2005 che mi diceva “io ho un sacco di pezzi. Posso fare un CD”.

Le delusioni, però, erano sempre dietro l’angolo. C’era sempre stato qualche impedimento nel sogno di Vittorio di fare un CD. Poi alla fine è riuscito alla grande.

A novembre ricorre il diciannovesimo anniversario di Note Blues.

Come ci si sente ad essere maggiorenni?

Devo dirti la verità: non ci penso più di tanto.

Però mi guardo indietro e vedo tanta strada percorsa, tanta musica che ho fatto ascoltare, tante band/artisti intervistati, tanti bei ricordi, tanti amicizie, tante incomprensioni (alcune risolte, altre no) ed alla fine penso che sto portando avanti un programma radiofonico molto impegnativo ma che mi dà delle soddisfazioni incredibili.

Sia a livello nazionale che internazionale.

Ci penso... ci rifletto… e dico a me stesso “devi continuare. Sei troppo in gioco per fare la cavolata di fermarti!”.

Ci puoi parlare della programmazione di quest’anno?

Posso dirti che Note Blues farà 35 puntate. La prima è iniziata il 02 Ottobre e l’ultima sarà il 28 di Maggio.

Ho instaurato un rapporto di collaborazione con un’agenzia olandese di promozione musicale. Ho instaurato un rapporto di collaborazione anche con la rivista americana Blues Blast Magazine (che mi consiglia band ed artisti degli Usa).

Confermatissima la collaborazione con l’Associazione “Blues Made in Italy” e con A-Z Blues (che mi suggerisce band ed artisti italiani).

La stagione è cominciata con Salvatore Amara il 02 Ottobre, il 09 Ottobre avrò come special guest Andy Watts (Israele), il 16 Ottobre Gabriele Dusi di Verona, poi sarà la volta dei Lil’Red & The Rooster (Usa) il 23 Ottobre.

Questi sono quelli sicuri.

Poi in via di trattativa ci sono i Red’s Blues (Usa) e i The Blues Bones (Uk).

Fra gli italiani Mauro Alberghini (Bologna), Rough Max (Caserta), Dany Franchi (che si è trasferito negli Usa ma è italianissimo) e Mora & Bronski (Reggio Emilia). Insomma… tanta roba che va fatta.

E non finisce qua!

La scelta degli artisti. Come scegli gli artisti da intervistare?

In realtà io scelgo poco. Sono loro che contattano me.

Mi cercano via mail o via Facebook. Ci presentiamo, ci scambiamo il numero di cellulare o il nickname di Skype, ci sentiamo telefonicamente o via skype, mi faccio inviare il loro presskit e poi organizziamo l’intervista.

Così accade sia per gli artisti italiani che per gli esteri.

Diciamo che il mio sito e la mia pagina Facebook fanno da punto di riferimento per loro. Ed io rispondo sempre.

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Come vede la situazione del blues nazionale e in particolar modo in Sardegna?

La scena blues nazionale è molto viva. Le band che suonano blues in Italia sono davvero tante e composte da musicisti davvero competenti.

Ci sono un sacco di festival che danno loro la possibilità di crescere e di mettersi a confronto con artisti europei o americani.  Quasi tutte le band hanno una creatività spiccata.Tutte hanno voglia di provare un’esperienza all’estero.

In Sardegna la scena è a dir poco entusiasmante.  Sono usciti tantissimi dischi di qualità e dal vivo le nostre band ed i nostri artisti fanno davvero divertire.

Sono tutti bravissimi e meriterebbero, secondo me, palchi esteri ed esperienze di registrazione all’estero. 

La Sardegna come Muscle Shoals?

Anche se le hit ancora non ci sono, dati anche i tempi in cui viviamo, sembra di essere in una terra dorata per quanto riguarda la musica e non solo blues.

La Sardegna è una terra di musicisti straordinari.

Non hanno bisogno di hit che li rappresenti perché in ogni ambiente non perdono mai occasione per mostrare la loro competenza, professionalità, simpatia e vera amicizia.

Ogni canzone che fanno è una hit.

E quando un musicista sardo va a suonare all’estero si accorgono subito (parlo del pubblico e degli addetti ai lavori) che non è un musicista qualsiasi.

I musicisti sardi vanno supportati.  Nel suo piccolo Note Blues ci prova.

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Molti giovani disdegnano il blues, il rock, le musiche suonate in pratica. Ascoltano per la maggior parte trap, reggaeton o plastica da classifica.

Cosa si potrebbe fare per salvarli da questo? Anche se poi, nella trap, ci sono anche nuove valvole di sfogo per la voce dei più giovani.

Salvarli? Non hanno bisogno di essere salvati.

Hanno scelto di ascoltare delle cose di un certo tipo e quindi va rispettata la loro scelta.

Io credo che ognuno ascolti la musica che gli faccia provare più emozioni. Che sia trap oppure metal o rock o blues è comunque un qualcosa che ti fa star bene quando lo ascolti.

Magari sarebbe meglio se non si fossilizzassero solo sul trap o solo sul rock o cos’altro. Occorre aprirsi mentalmente anche ad altri stili. Giusto per fare un raffronto tra musiche diverse.

Poi, alla fine, ognuno sceglie quello che vuole. Consapevolmente.

Cosa pensi dell’avvento dei talent show?

Pensi che siano un vantaggio per far crescere la musica, per far conoscere nuovi artisti o pensi, come me, che siano una devastazione culturale, dove per poter esprimere la tua anima artistica magari innovativa devi passare per il giudizio di qualcuno che può pure non capire nulla di musica?

Questa domanda andrebbe posta più ad un musicista che non ad uno speaker radiofonico come me.

Nel mio caso, l’ambiente puramente radiofonico, il talent è una manna perché porta ascolti in tv ed alla radio e quindi per traverso soldi.

Ma da ex-bassista e quindi da ex-musicista posso dirti che a parer mio, prendilo con beneficio di inventario quello che ti sto dicendo, per un giovane il talent non è una cosa positiva.

Chi suona sa benissimo quanto conta la gavetta che fai nei locali quando suoni dal vivo: tanti rifiuti, serate andate storte, delusioni fra musicisti, serate saltate all’ultimo momento, tanti chilometri da fare per pochi soldi, il titolare del locale che ti chiede “quanta gente mi porti”, l’arroganza di certi direttori artistici, l’arte dell’arrangiarsi per qualsiasi cosa.

Il talent, secondo me, è diseducativo perché ti pone in un contesto dove hai visibilità, sei seguito in tutto (perché così la produzione vuole) ed hai subito la notorietà che volevi.

Il problema è  che questa notorietà te la prendi senza aver fatto la gavetta.

Chiedi ad un musicista dopo quanto tempo è diventato noto in un determinato ambiente, ti risponderà che ci sono voluti anni. 

l talent te lo dà in due secondi.

Ci vuole sacrificio e tanta, tanta pazienza. Cosa che il talent non ti dà.

Ma questo è solo un mio parere personale. Ci mancherebbe.

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