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Luca Usai, Chi Sono Io?

Scopriamo il cantautore sassarese fondatore dei Lux

Intervista di Daniele Mei

Chi sono io? Un singolare nickname per un'artista. Quasi una coincidenza in questi giorni che sono in pieno trip con i The Who. Che cosa vuoi dirci con questo?

Esattamente è che non so ancora chi sono davvero. Per questo non smetto mai di cercare per scoprire qualche nuovo indizio. A volte si pensa di essere ciò che si fa o come ti vedono gli altri, ma non lo sei mai esattamente. Forse esiste una parte, ma c’è molto di più che va osservato, rivelato a te stesso. Sai, ogni nostra singola cellula si modifica ed evolve ogni millesimo di secondo, quindi come possiamo essere gli stessi? Possiamo solo autosuggestionarci ma la natura parla chiaro.

Mi stai dicendo quindi che la tua ricerca è in pratica un'utopia. Ogni volta che trovi te stesso e ti avvicini a capire chi sei, sei già qualcos'altro. Un'ipotesi affascinante.

Sì, l'importante è che la direzione sia consapevole sennò sei una foglia al vento. Diciamo a immagine dell’infinito. Così non sbagli, sai che tutto continua sempre. Sennò è come se siamo dentro una scatola misurabile, quantificabile, definibile che ci limita soltanto.

luca usai - chi sono io? - barbara oggiano - sa scena sarda - 2018
Foto di Barbara Oggiano, riproduzione riservata

Vorrei continuare quest’analisi filosofica, ma vediamo un po' di parlare di Mi Dispiace, Mi Perdono, Ti Amo, Grazie! Il tuo background è sicuramente il cantautorato. Chi sono i tuoi riferimenti?

Diciamo che l’alt rock degli anni novanta e il cantautorato sono l’ispirazione. Quindi le band di Ferretti come i Csi e i Pgr in primis, Battiato ma puoi sentirci anche Battisti, anche se per me è stato inconsapevole.

Certo, se vai a fondo, ci trovi gli Afterhours, la loro musica non può non essermi rimasta appiccicata, qualche rarefatto accenno di Jannacci, magari solo perché lo ascoltavo dai miei genitori, poi Verdena, Bugo. E gli Zen Circus? Un pizzico anche di loro.

Poi capita che conosci Giorgio Canali e i Tre Allegri Ragazzi Morti e ti accostano a Edda, l’ex cantante dei Ritmo Tribale, che ha uno dei progetti solistici attualmente più entusiasmanti. Tante cose, ma del resto Chi Sono Io? alla fine omaggia nei live solo Battiato, Ferretti e Jannacci.

Come e perché è nato questo disco? Qual é il messaggio che vuoi lanciare?

Il disco è nato facendo una cernita fra circa venticinque brani tra quelli che in un modo o nell'altro mi sembrano più vicini da mettere in una scaletta. Esisteva poi l’esigenza naturale di fare un percorso in solitaria oltre i Lux. I brani più cantautorali sono finiti nel disco. 

I dischi nascono, a mio avviso, per rendere concreto un percorso e allo stesso tempo per lasciarlo andare, per scusarti e condividere quelle orme con chi forse ci passerà in seguito. Una terapia insomma. Tutto questo è poi avvenuto perché Antonio Maciocco di Officine Musicali ha deciso di registrare questo mio lavoro. Ho poi lanciato una campagna crowdfunding su Music Raiser che mi ha permesso di stampare 250 copie, di pagarmi le grafiche e altre cosette amministrative.

Il messaggio è di non smettere mai di cercare, di ascoltare la propria anima al di là di tutto ciò che può succedere nella propria vita. Il titolo è un mantra di origine hawaiana, una benedizione incessante, una forma di guarigione: l’hoponopono. È una presa di coscienza e responsabilità su ogni gesto che compiamo, su ogni parola che diciamo e su ogni pensiero che abbiamo.

Hai quindi suonato tutto da solo in questo disco? Nel senso, la differenza con i Lux qual è?

Con i Lux suonavamo più elettrico e a volumi più alti, soprattutto dopo l’album del 2012, Meno Male (che avevo recensito su Oubliette Magazine nel 2012, nda). Con Elohim Vol.1, del 2015, il nostro sound era quasi vicino al metal, sulla scia dei primi album di gruppi inseriti nel filone grunge come Alice In Chains e Soundgarden.

Naturalmente i testi sono i miei, li si suonava con la band, ma la scissione c’è anche se è fatta di sfumature. Più due modi complementari di esprimermi.

luca usai - chi sono io? - sa scena sarda - barbara oggiano - 2018
Foto di Barbara Oggiano, riproduzione riservata

Quindi  i Lux non si sono fermati completamente, questo è un vero e proprio progetto parallelo.

Sì, esatto. Con i Lux si vedrà. Faremo sicuramente almeno un altro album e con questo progetto lo stesso.

A livello di scena musicale isolana cosa ti piace? Anche nello specifico della tua Sassari.

C’è fermento, questo sì, mi piace chi almeno fa lo sforzo di staccarsi dai clichè di genere o in chi cerca la sua strada seguendo impronte personali. Comunque in generale non sono molto informato su cosa succede. Vedo che c’è un grande ritorno al blues, dal vivo suono una canzone dal titolo No blues che un po’ ironizza. Invece di rock pochissimo, eppure nella maggior parte dei festival o eventi la scritta compare sempre.

Non so se sai che da qualche anno , questo è il quarto, organizzo, con altre anime volenterose, il Piccolo Festival Del Cantautore e Premio A Squarciagola dedicato proprio alle nuove proposte cantautorali. Poi con l’anteprima al CSIAmo, purtroppo saltato ma recuperato in Nulla è andato Perso, ho scoperto Andrea Andrillo e Igor Lampis, i Chiodi Blu, i Texile, i Fiori di Mandy, Magar. Il tutto è stato grazie a Pasquale De Vita che, per l’occasione, ci aveva anche regalato la splendida performance di Lorenzo Kruger e di Stefano Giaccone in compagnia di Marco Lais che mi ha pure invitato alla festa della musica a Serrenti per un concerto molto toccante che ci ha visto pure all’interno del carcere di Is Arenas.

Di Sassari conosco, validi, Pasquale Posadinu, i MacAndTheBee, con il loro batterista Daniele Pala abbiamo registrato No Time No Space di Battiato per Lux, e i Goose. Poi ci sono quelli che hanno fatto scuola e che sono una granzia tipo Gavinuccio Canu, degli Atro, sempre presente ai concerti degli emergenti che lo incuriosiscono. Gavino Riva, Stefano Cossiga, altri punkettoni genuini tipo Gigetto Carta e compagni, ex PSA. A Sassari poi ci sono diversi gruppi elettro pop come Enolabit, De Grinpipol, Mowman o rock più complesso come gli Apollo Beat. Abbiamo poi Abbabula dal quale sono usciti nomi come Raffaele Puglia degli Arawak, Angela Colombino, Sidra, Elisabetta Usai che aprivano i vari concerti anche grazie al Premio A Squarciagola.

In Mi Dispiace, Mi Perdono, Ti Amo, Grazie! mi ha stupito la canzone L’Errore. La vedo come un dare praticamente tutto te stesso. Poi ha groove, la trovo molto intrigante. Cosa ci dici a riguardo di questo pezzo?

È proprio così. Sicuramente è la più intima. Il pezzo che parla di quelle cose che si tendono a nascondere. Nasce dall’incontro con lo stile di Edda che mi ha subito contagiato quando gli ho aperto il concerto al The Hor. In quel periodo leggevo Jodorowsky, Metagenealogia, un bel mattone che chiarisce quali siano i legami tra i traumi che esistono nell’albero genealogico e perché si ripetono di generazione in generazione. Un esorcismo insomma!

Luca Usai uomo, quindi, chi è? Di cosa si occupa nella vita? Oltre ad essere musicista e autore dei suoi testi e di quelli dei Lux. Aiutaci a scoprirlo.

Nella vita mi occupo della Vita, dopotutto Chi Sono Io?, lo sai già. Per il resto cerco di essere ogni giorno migliore del giorno prima, di lasciare ciò che non serve e che appesantisce, senza pretese di non voler cambiare nulla se non me stesso. E penso che questo sia il modo giusto per far bene a se stessi e agli altri. Ogni giorno essere una persona migliore. Come dicono gli hare krishna bisogna almeno saper scegliere il male minore.

Luca Usai è semplicemente una persona “in cammino”.

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Foto di Barbara Oggiano, riproduzione riservata

È molto sviluppato il tuo lato spirituale. Che legame hai con la religione?

La religione è per me rendersi conto che una forza di là da ogni possibile spiegazione ci tiene e mantiene in vita, sennò saremmo forse solo una poltiglia di carne e ossa, e non possiamo che celebrarla ogni giorno e riconoscere che è cosi.

Seguire il suo esempio, che è la vita stessa, è il buon principio di quelle che noi chiamiamo religioni, ma facendo, per la maggior parte, l’errore di dividerle.

L’uomo, data la sua ignoranza, distorce e interpreta a piacimento. I profeti insegnano ad amare incondizionatamente, poi le religioni si creano solo in un secondo momento stravolgendo, molte volte, la parola dei profeti, da Cristo a Maometto, da Buddha a Zoroastro, da San Francesco a Krishna e persino le pratiche che hanno dato inizio allo yoga.

Certo, non si può pretendere di comprendere l’amore se non si è disposti a diventarlo totalmente come hanno fatto loro. Abbiamo, però, sempre la possibilità di scegliere. Anzi, direi che è l’unica scelta che abbiamo. Andare al di là, osare, superarsi e prendere come riferimento chi l’ha fatto prima di noi penso sia un ottimo strumento per vedere nel buio dell’esistenza.

Infine, chiudendo questa bella chiacchierata e salutandoti, cosa prevede il futuro di Chi Sono Io? Quali progetti ci sono per il tuo percorso solistico?

Concerti a breve: sono il 13 settembre a Ossi all’Alex Bar e il 28 ho un omaggio a Battiato a Sassari. Poi si organizza una tournee nella penisola tra ottobre e maggio. Nel frattempo suonerò anche nell’isola e mi affiancherò anche a un amico "non artista" ma sveleremo tutto più in là. Non mi fermo con la scrittura e pian piano si aggiungono i mattoncini per il prossimo disco che però registrerò questa volta insieme con altri musicisti. Il resto é tutto da scoprire, anche per me.

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Star, foto di Barbara Oggiano, riproduzione riservata

Vi lasciamo con una chicca del 1997, Luca Usai e gli Endorfine: E Tu?

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