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in the planet of shiva - 03sidian - michele uccheddu - supranu records - sa scena sarda - simone la croce - 2018

In the planet of Shiva

03sidian, SupraNu Records 2018

Recensione di Simone La Croce

Quello che Michele Uccheddu propone al suo esordio in veste di 03SIDIAN non è un progetto usuale. Non lo è la sua genesi, che lo vede nascere nel 2017 negli studi dell’Università di Vaasa in Finlandia, dove Michele frequenta un master in sound design, e concludersi, con il mastering, in Sardegna. Ma non lo è nemmeno nell’architettura.

In the planet of Shiva, come espressamente dichiarato, è “un disco senza specifici riferimenti”, che a un primissimo ascolto, anche distratto, lascia intravedere al suo interno un filo conduttore, solo apparentemente intangibile. L’album, eterogeneo nella forma, suona compatto ed è con l'andare delle tracce - e degli ascolti - che si materializza il percorso tracciato. Non solo un salto indietro nel tempo attraverso i fasti elettronici degli anni novanta, ma anche un viaggio lungo e lento tra ambienti antropizzati e scampoli di natura selvaggia.

michele uccheddu - 03sidian - simone la croce - sa scena sarda - 2018

Track to track

Nonostante un avvio incerto, con lo scorrere delle tracce i suoni si concretizzano e i risultati della sperimentazione si palesano in maniera più importante. Sentiamo così i primi accenni di drone e world music (Embyro) impreziositi dal sinth di Sergio Tifu, mentre in Whash me inserti di trance e techno accidentano la strada e accelerano il passo sulle penisole finlandesi, tra soli di mezzanotte e aurore boreali. L'ascoltatore è continuamente spiazzato: lunghi tappeti di jungle, sinth e sprazzi di elettroclash vengono improvvisamente interrotti da arpeggi di chitarra spagnola (Rhythm) e in Mind of jackob drum and bass e trip-hop si prendono la scena e le ridanno colore.

Ma tutto è in constante cambiamento. Le ambientazioni si rifanno buie e cala la notte (Mess and paint). Nella seconda parte del disco la riproposizione della natura attraverso l'artificio elettronico ne enfatizza il contrasto, destabilizzando e accogliendo l'ascoltatore di continuo. Così dai suoni cinematografici inquietanti di Ice si passa ai paesaggi western di Canyon side, con accenni di chitarre folk e tex-mex. In Planet shape torna la sperimentazione ambient, i suoni e gli orizzonti si dilatano fino ai bassi potenti di Into the cave, che evocano l'esplorazione dell'ignoto e i salti nel buio, sottolineati dalla tromba sghemba di Mario Massa. Le contraddizioni si susseguono così fino alla chiusura (Shiva) dove la spigolosità dei suoni techno collide con il conforto offerto da pianoforte e contrabbasso.

michele uccheddu - 03sidian - sa scena sarda - simone la croce - 2018

Elettronica tribale

In questo lavoro viene portato all’esasperazione il concetto di ambient, l’evocazione è costante e estremamente variegati sono i riferimenti musicali. Molto spazio viene concesso a suoni tribali e ancestrali, richiamati costantemente dall’elettronica ma anche abilmente ricercati con strumenti tradizionali sempre evidenti a impreziosire il disco. Le ritmiche dettano i tempi e lasciano pochi spazi vuoti: l’impronta del percussionista è forte e permea tutto il disco.

In the planet of Shiva è un lavoro che, ripescando stilemi musicali di 15-20 anni fa, li fa propri talvolta con titubanza, suonando così ancora acerbo in certi passaggi e apparentemente indeciso su certe direzioni da prendere. Ma è comunque un album riuscito e un progetto valido, di ampio respiro e di prospettiva, definito e coraggioso per essere un’opera prima che lascia ben sperare per la produzione futura del musicista sulcitano.

 

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