Saffronkeira - Paolo Fresu - In Origine: The Field of Repentance - Bandcamp - player - 2020 - Sa Scena Sarda - 30 Ottobre 2020

In Origine: The Field Of Repentance – Saffronkeira with Paolo Fresu

Simone La Croce recensioni

SAFFRONKEIRA - RECENSIONI

Saffronkeira - Paolo Fresu - In Origine: The Field of Repentance - Bandcamp - player - 2020 - Sa Scena Sarda - 30 Ottobre 2020

In Origine: The Field Of Repentance

Saffronkeira with Paolo Fresu, Denovali 2020

Recensione di Simone La Croce

Con il progetto Saffronkeira, il DJ e producer Eugenio Caria, una dozzina di anni fa, si è affrancato dalla techno per dar vita a un percorso che lo ha portato ad affermarsi nel mondo dell’elettronica sperimentale con album chiave come “A New Life” e “Automatism”, grazie anche alla fiducia concessagli dalla tedesca Denovali Records. Un mix di idm, ambient e suggestioni dark che non ha lasciato indifferente critica, pubblico e nemmeno i colleghi. Tra questi a essere rimasto particolarmente impressionato è stato Paolo Fresu (“Ho colto il profumo di una musica spuria, senza geografie e senza confini”) e tra i due è nata l’idea di lavorare insieme a un brano. Ultimata la produzione del suo nuovo lavoro, il producer ha inviato le tracce al trombettista, chiedendogli di sceglierne una sulla quale suonare. Rapito dall'ascolto, quest'ultimo si è convinto a suonare su tutto il disco e durante una session all'Over Studio Recording di Cento ha registrato la sua tromba su ognuna delle 10 tracce, andando così a delineare la scaletta di In Origine: The Field Of Repentance.

In Origine è, quindi, un disco nato senza la presenza di Fresu, che della sua tromba, nella forma datagli da Caria e per le sue intenzioni, poteva fare a meno, ma che ha finito per trovare in essa proprio la sua chiave di volta. Non un elemento che sopperisce a una mancanza, ma un’evoluzione capace di dare al progetto una veste radicalmente diversa.

Fatte le debite proporzioni, a un primo ascolto la mente corre – come spesso accade con Fresu – a Miles Davis: più che lo sperimentatore elettrico, lo evoca nello studio della Poste Parisien di fronte alle immagini di Ascenseur pour l'échafaud, proiettate su uno schermo dal regista Louis Malle, che gli aveva chiesto di musicare alcune scene della pellicola. Un ascolto più attento lascia una sensazione di immersione intima e totale nella quale improvvisare liberamente: dimensione ideale che permette al trombettista berchiddese di dare sfogo a tutto il suo estro lirico. Chi ha assistito alle sue esibizioni in solo, con loop station ed effetti, sa cosa significa.

La sensibilità di entrambi alle tematiche evocate nel disco – l’origine dell’uomo, la sua evoluzione epica e violenta, la sua piccolezza rispetto a spazio e tempo, contrapposta all’antropocentrismo che caratterizza la modernità – connotano la loro simbiosi e ne facilitano la convergenza di intenti. In alcuni momenti la tromba si lascia andare a fraseggi melodici più affini al canto, a volte sovrastando i paesaggi dei brani (The Field Of Repentance, Religion Is An Illusion), altre concedendosi più discrezione (Due Poli, Disorderly Of Life); in altri ancora supportando gli intrecci ritmici e sonori fino a stratificarsi nei beat e diventarne parte integrante (Harmony In Chaos, Capernaum).

Un’opera di sviluppo complementare sempre rispettosa di quanto già fatto da Caria, lavoro poliedrico e pregno di spunti che rischiava di essere offuscato da una presenza ingombrante come quella di Fresu, ma che, invece, ha trovato in essa il collante perfetto per il suo mix di scorie techno e minimalismo, che emerge sontuoso grazie proprio alla sua varietà sonora, fatta, sì, di soundscapes cupi e stratificati, ma anche di innesti ritmici figli del suo passato sul dancefloor. Tracce come “Ghosts” o “Death And Civilisation” costituiscono un esempio molto rappresentativo di questa sintesi non pianificata, come se entrambi si siano ritrovati a muoversi su un terreno comune, connotu.

In Origine è un’opera importante e di ampio respiro internazionale che dà ulteriore lustro a una scena che non aveva bisogno di conferme (Claudio Prc, Svart1, Obsidian, Waves On Canvas, Perry Frank, Scam), già ampiamente acclamata ben oltre i confini regionali e che dimostra ancora una volta di poter benissimo dialogare con certa musica “colta”, sempre un po’ troppo distante da queste realtà.

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