fbpx

RAFFAELE MATTA TRIO - RECENSIONI

Raffaele Matta Trio - Sounds of Human Activities - Spotify - player - 2020 - Sa Scena Sarda

Sounds of Human Activities

Raffaele Matta Trio, 2020

Recensione di Simone La Croce

Approcciarsi a musiche geograficamente lontane dal proprio vissuto umano e artistico richiede sempre delicatezza e un certo distacco che fanno spesso a botte con la voglia di suonarle e inciderle. Raffaele Matta, chitarrista e compositore cagliaritano d’adozione, dal 2002 frequenta l’India per studio e lavoro, dove, tra le altre cose, insegna musica; tra il 2017 e il 2019 ha fatto diversi tour nell’Asia meridionale, toccando, oltre la penisola indiana, anche Thailandia e Vietnam. Questo deve avergli dato modo di assimilare anche i caratteri fondamentali di quelle tradizioni, al punto da riuscire a farli propri e rielaborarne in autonomia melodie e impianti ritmici. Ed è proprio su questi ultimi che ha puntato in “Human Activities”, la sua ultima produzione discografica, ideando un sistema numerico per costruire dei pattern nei quali le percussioni siano libere di improvvisare all’interno di una progressione ritmica, come farebbe uno strumento melodico in una progressione armonica. Al di là del tecnicismo, questo permea l’album di una dinamicità unica e in costante mutamento, favorita senza dubbio dall’apporto del bassista Andrea Parodo allo sviluppo dell’idea di fondo e degli arrangiamenti. Ma anche dalla presenza alla batteria di Nicola Vacca, giovanissimo talento che ha avuto modo di mostrare capacità e sensibilità fuori dal comune in diversi interessanti progetti (SVM, Freak Motel, Basstone Liegi).

L’impegno compositivo si è esteso anche alla rivisitazione delle traiettorie melodiche, che vengono riproposte in maniera circolare – accostandosi in questo alla tradizione indiana –, ma con tecniche e sonorità altre. È possibile così scorgere, all’interno dei movimenti, caratterizzazioni rock (Song for Poets and Drummers), elettroniche (Two Rivers), mediorientali (Freestyle Matra), fusion (Chartaal) e dub (Sounds of Human Activities). Il ricorso a soluzioni contemporanee e un approccio di stampo jazz rendono i brani ben fruibili da un orecchio occidentale, senza mai risuonare come ammiccamenti o sofisticazioni coatte. 

Pur attingendo da un linguaggio musicale fortemente connotato, il disco suona libero. L’attento dosaggio nell’apporto dei singoli elementi, mai dominanti rispetto agli altri, con spazi di respiro pianificati al punto da non distinguere le improvvisazioni dalle parti scritte, gli conferisce un’impronta “collettivistica”, profondamente umana,  accuratamente imprecisa. Un risultato sincero, non adulterato, che giustifica lo sforzo fatto premiando un eccellente bilanciamento tra capacità di scrittura e libertà di esecuzione.

spotify icon
Raffaele Matta Trio - foto di Marco Tamponi

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo sui tuoi social e lasciaci un commento

Aiutaci nella nostra avventura con una piccola donazione (trovi il pulsante nel footer qua sotto) Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: