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Dopo il diluvio

Goose, Seahorse Recordings 2017

Recensione di Daniele Mei

È l’amore che spinge Stefano Sotgiu a scrivere i testi dei Goose. L’amore per la vita e le cose semplici, l’amore che prevede anche le difficoltà, quello naturale di ogni uomo ed ogni donna. Non quello malato e possessivo delle canzoni mainstream.

Si respira semplicità d’animo e voglia di essere persone migliori in Dopo il diluvio. Quasi una dichiarazione di serenità dopo momenti bui e di smarrimento. Quei momenti dove hai realizzato gran parte della tua vita e sei in grado di scegliere che strada prendere, che direzione, con i miraggi e l’orizzonte alle spalle.

Gran parte del percorso è stato fatto. Ora c’è da goderne, con la consapevolezza che si riesce ogni volta. In caso contrario non è poi un grosso problema: alla fine siamo, come canta Stefano “un progetto gettato nel mondo”. Fallibile, migliorabile, che richiede un lavoro e una ricerca costante, di se stessi e di nuovi spunti. L’energia arriva, basta controllarla.

Il supporto della band a questi testi, che non è facile accostare a quelli di altri artisti che si rivolgono al pop, è determinante, complesso ma mai invadente. Una complessità non percepibile ad un primo ascolto. C’è tanto, ogni strumento fa un lavoro importante e ricopre un ruolo chiave nel sound della band.

È un pop folk suonato di egregia fattura, senti i ricami di piano e organo alla Al Kooper, una batteria molto presente ma che da il giusto tiro con personalità. Il basso bello pulsante e le chitarre che sanno essere accompagnamento o anche dare quel tono rock alle composizioni (bello l’inizio di Lontano). Gli archi che danno quel sapore di eternità e mi fanno pensare che queste canzoni sono quelle che dovrebbero essere nei piani alti delle classifiche al posto del nulla che imperversa, data l’eterogeneità dei potenziali fruitori.

È musica per tutti, con l’aggiunta dello spessore

Spicca nella mia graduatoria personale la scintillante cupezza di A fondo“e affondo in un mondo che non è perfetto”, uno sguazzare nelle grane quotidiane con il violino a farla da padrone. Poi Gioia, che è tipicamente Goose, legata indissolubilmente alle malinconie sorridenti di Tutto come allora e 30:40 ma con la maturità di un uomo che ha raggiunto la felicità guardando la bellezza della sua famiglia e tutti i ricordi legati ad essa.

Registrato da Paolo Messere per Seahorse Recordings, Dopo il diluvio è un disco da ascoltare senza paraocchi, senza pregiudizi, e senza fretta per avere soddisfazione e gratificazione. Un pop suonato bene come difficilmente puoi trovare ora in Italia.

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