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2017

Herbert Stencil, 2017

Recensione di Ilaria Littera

2017 è il secondo album dell’artista sassarese Herbert Stencil prodotto dall’etichetta indipendente Le Officine.

Si tratta di un concept album di 32 minuti in cui il cantautore percorre nostalgicamente i suoi quarant’anni di vita, con un marcato riflesso retrò che si nota subito dal font della copertina (creata da Luisa Gulli) e poi nell’ascolto con abbondanza di synth e giochi di riverbero, pregnanti nel sound.

La varietà musicale non si manifesta solo nel suono, lunatico e assortito, ma anche nei diversi temi trattati con un’alternanza di atteggiamenti che vanno dal sarcasmo aspro, all’ironia più spensierata e frizzante.

Tutto inizio nel 1977

La traccia di apertura è 1977, anno di nascita dell’artista in cui racconta dal grembo materno la realtà che lo circonda, intrisa di rivoluzioni politiche e musicali di cui era ignaro. Il brano ha un’evidente tendenza punk, caratteristica di quegli anni, smorzata dall’aura kitsch del synth e dei cori in falsetto.

La seconda traccia Come I Robot Che Giocano A Ping Pong come la precedente evoca ricordi infantili, che si susseguono prima con dolcezza, accompagnati da un melanconico giro di chitarra e poi smosso da uno slancio scatenato, ricco di elettronica e con una ritmica energica e ballabile.

Se il secondo brano è ricco di elettronica, il terzo, Cervello Elettronico, ne risulta una vera e propria overdose, attraverso cui Herbert tratta con metafore che giocano con il gergo tecnico un’ipotetica passione esperita da un cervello elettronico.

A Casa Di Amici è una canzone divertente, adolescenziale e diretta di cui è stato fatto un videoclip esilarante con la collaborazione di Federico Branca.

Spiagge Velenose, espone un’aspra critica verso il lato psicotico della società con un tono più sobrio e raccolto, tuttavia ammicca alla vena punk dell’artista.

La Primavera, racconta di dipendenze in un ballo coinvolgente.

Forme Uniche Della Continuità Nello Spazio parla di pregiudizi attraverso un brainstorming strampalato e confuso, che si riflette anche nella musica con un notevole patchwork di motivi.

L’album si chiude, doverosamente con 2017, traccia omonima. Un brano contestatorio e disilluso rivolto al materialismo in cui ci troviamo immersi.

Un disco nostalgico

Herbert Stencil esprime con stravaganza una moltitudine di argomenti di ricorrenza quotidiana, come ad esempio la nostalgia dei tempi andati, la frustrazione verso la società con le sue contraddizioni e l’alienazione dell’uomo con le tecnologie di massa.

In questo non perde mai di vista lo humour acido e pungente, punto forte della sua offerta stilistica. Ad ogni modo, il viaggio nel mondo dell’artista, comporta un percorso intricato in cui è possibile perdersi.

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