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TUTTOROTTO - RECENSIONI

01

TuttoRotto, TuttoRotto Records, 2020

Recensione di Simone La Croce

L’etichetta Tuttorotto ha visto la luce durante il lockdown a opera dei due polistrumentisti e compositori Alessandro Cau e Federico Fenu. Il primo, percussionista, dopo aver ricevuto un importante imprinting da Stefano Battaglia al Laboratorio di Ricerca Musicale Permanente al Siena Jazz, ha collaborato con nomi del calibro di Charles Hayward, Geoff Barrow, Boredoms e Miles Cooper Seaton, e si è dedicato alla composizione fino al suo primo e acclamato lavoro solista, Brenti. Il secondo, trombonista svezzato a musica classica e cresciuto alla corte di Nuoro Jazz, oltre ad aver arrangiato per diverse formazioni, ha messo in piedi ensemble come la Crazy Ramblers Hot Jazz Orchestra e la B.L.I.S.S. e ha dato vita, due anni fa, al progetto “Sociopatie”. Oltre all’indiscutibile talento musicale, li accomuna senza dubbio un’innata curiosità, viste la  propensione alla ricerca e l’attitudine a una sperimentazione spregiudicata che permeano i lavori di entrambi. Caratteristiche che marcano tutte le tracce del primo lavoro uscito lo scorso luglio per la loro etichetta – una compilation intitolata semplicemente “01” – e che accomunano anche tutti i featuring delle 29 tracce da un minuto e mezzo che la compongono. 

Tuttorotto esordisce così con una miscellanea eterogenea di frammenti sonori, senza un vero filo conduttore ma con una sovrabbondanza di idee tale da farla sembrare una prova di forza riguardo le doti inventive e compositive dei musicisti. Nonostante tutti i brani siano stati registrati durante il lockdown – quindi con i pochi e semplici strumenti a disposizione nelle proprie abitazioni raramente si coglie l’approssimazione che ha contraddistinto buona parte della musica prodotta in isolamento e si sente tutta la spinta creativa che, invece, ci si sarebbe aspettati. Grande merito va ai due padri putativi dell’etichetta, che hanno saputo scegliere gli artisti giusti, non mettendo alcun limite se non quello del tempo, proprio perché perfettamente consapevoli delle loro capacità. 

Il risultato è un campionario di idee musicali nel quale elettronica e ritmo giocano un ruolo primario (Federica Furlani, Alessandro Cau, Federico Fenu), facendo da collante per gli strumenti convenzionali, in maniera più o meno ordinaria, ma sempre con arguzia, coraggio e raffinatezza. Quindi trovano il loro spazio chitarre e contrabbassi (Eleuteria, Fabio Cerina, Cristõf, Tancredi), fiati e ance (Giovanni Chirico, Sebastiano Martinelli, Makika, Mauro Diana), voci (Mumucs, Serena Altavilla), rumorismo (Giacomo Salis, Maurizio Floris) ed eleganti soluzioni di stampo più classico (Luigi Frassetto, Armaud, Alek Hiddel, Ivana Busu). 

Il mignolo tuttorotto sulla copertina del disco, conseguenza dell’urto con il famigerato spigolo del comodino, evoca le imprecazioni che normalmente ne conseguono. Quasi a voler legare lo spirito creativo e l’estemporaneità del lavoro fatto a un bisogno, a una necessità, più che a un calcolo a tavolino. La qualità delle proposte promuove questa scelta e ad ascoltarle tutte sotto un’unica insegna sembra quasi di sentire una rivendicazione entusiasta che grida: “Eccoci, siamo qui e questo è quello di cui siamo capaci!”.

bandcamp icn

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